Reti al Ciolo, il Consiglio di Stato sentenzia: “procedura da rifare”

GAGLIANO- Reti al Ciolo: la procedura è tutta da rifare. A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato, con una sentenza che ha ribaltato quella del Tar di Lecce, accogliendo il ricorso in appello di Legambiente. Al centro della controversia, il contestato progetto di consolidamento del costone roccioso promosso dal Comune di Gagliano del Capo nel 2013. “C’è il rischio di un’altra Porto Miggiano”, avevano denunciato gli ambientalisti.
Dunque, ora, il Comune è obbligato a rifare tutto il procedimento in sede di conferenza di servizi. Accogliendo le tesi dei legali di Legambiente, gli avvocati Anna Baglivo e Mario Panico, il collegio ha di fatto annullato la deliberazione di Consiglio comunale di approvazione del progetto. Tra le criticità sollevate: la mancata partecipazione, alla conferenza dei servizi, dell’Unione dei Comuni, organo competente ai fini del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica; il mancato rispetto delle prescrizioni dettate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici in sede di conferenza di servizi; la mancata convocazione di una seconda conferenza di servizi al fine di acquisire il parere definitivo di tutte le amministrazioni interessate al progetto.

In quest’ottica, il Consiglio di Stato ha imposto il rifacimento della procedura amministrativa anche al fine di valutare correttamente sia l’esigenza dell’assenso in sede di Valutazione di impatto ambientale, sia le determinazioni da assumere ai fini del perfezionamento del procedimento di variante urbanistica.

Sulla procedura, inoltre, pende anche un’inchiesta penale, con relativo sequestro del cantiere. Dopo l’esposto del presidente del Circolo Legambiente “Capo di Leuca”, Valerio Ferilli, assistito dall’avvocato Mario Tagliaferro, sono stati iscritti sul registro degli indagati dal pm Valeria Mignone l’ex sindaco di Gagliano del Capo, Antonio Buccarello, e tecnici del Comune e della Regione Puglia.

 

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