Migranti: ad accoglierli è solo la metà dei comuni leccesi, eppure l’integrazione crea economia

SALENTO- Il Salento terra d’accoglienza è molto più di uno slogan: è una realtà che sta cambiando lentamente il vissuto di molti comuni, in termini culturali ma anche strettamente economici. Sono ancora pochi, però, quelli che hanno scelto di aprire le loro porte per ospitare migranti, meno della metà di quelli di tutta la provincia di Lecce.

In 36 paesi, sono attivi i centri di accoglienza straordinaria per oltre mille persone che attendono che sia valutata la loro richiesta di asilo politico; in 17 Comuni, tre Unioni dei Comuni e un ambito territoriale, invece, è stato avviato lo Sprar, il sistema di protezione per rifugiati, l’accoglienza di secondo livello, per 1.532 migranti.

Nell’anno che sta iniziando, qualcosa dovrebbe cambiare, dopo l’accordo tra Anci e governo sottoscritto il 14 dicembre scorso. Si prevede un riparto più equo, con circa 2,5 migranti ogni mille abitanti e una perequazione per i Comuni più piccoli e i capoluoghi di città metropolitane. Questo per il sistema Sprar, a cui i Comuni potranno aderire su base volontaria e con una clausola di salvaguardia: laddove vi siano queste strutture, la Prefettura non può inviare un numero di migranti superiore a quello previsto per questo sistema.

È un problema che si porrà in provincia per diverse realtà dove coesistono ad oggi Cas e Sprar, come nel Comune di Andrano, a Lecce, Campi Salentina, Tricase, Galatina e altri ancora. Ed è il nodo che anche la Prefettura ha chiesto di sciogliere: si è in attesa di un chiarimento dal Viminale, perché la dismissione di strutture dove ad oggi vi sono tanti ospiti non è affatto agevole. L’obiettivo, ad ogni modo, è chiaro: evitare di creare ghetti e concentrazioni abnormi rispetto al numero di residenti, prevenendo fenomeni xenofobi e agevolando, dunque, maggiormente l’integrazione.

Molti migranti sono giunti direttamente sulle nostre coste: 29 gli sbarchi registrati nel 2016 e 1110 le persone rintracciate. Altri sono assegnati dalla Prefettura di Lecce sulla base del riparto fatto negli hotspot di Taranto, ma anche in quelli di Sicilia e Calabria. È a Lecce che si registra il maggior numero di richiedenti asilo, 186 – secondo i dati della Prefettura – distribuiti in dieci Centri di accoglienza straordinaria, che, tuttavia, avrebbero capienza solo per 129. Altissima concentrazione a Ortelle, dove, in cinque strutture, sono accolti 88 migranti, una quarantina in più rispetto a quelli previsti. A Salve sono 85, venti in più dei posti assegnati; a Novoli 81, ben distribuiti, però, in undici immobili; così anche a Surbo, dove sono 64 suddivisi in otto abitazioni, mentre a Trepuzzi sono 63 in tre strutture Cas, dodici in più del previsto.

Anche a Santa Cesarea Terme, in quattro centri, vengono accolte 56 persone, venti in più, mentre a Castiglione d’Otranto sono 53, a fronte di una capienza di 40. Sono queste, dunque, le realtà in cui vengono ospitati più migranti.
La coabitazione con i residenti, finora, non ha destato preoccupazioni. Perché si trasformi in vera convivenza, tuttavia, la strada da fare è tanta. Di sicuro, contrariamente a quanto è scolpito nell’immaginario collettivo, i migranti portano ricchezza: decine di giovani operatori e mediatori sono impiegati nelle strutture; spesso, Sprar e Cas trovano sede in abitazioni dismesse da tempo e che così fruttano ai proprietari; il pocket money giornaliero viene speso nei negozi del posto. Potrebbero dare molto altro, i migranti, mettendo a frutto le loro abilità, le loro conoscenze. Esempi di una nuova vita, specie in paesi destinati alla scomparsa, sono vicini a noi. Uno fra tutti è Riace, il miracolo di una Calabria diversa.

 

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