L’ex ospedale Galateo si risveglia all’ombra di satana

LECCE- “Qui c’è più vita che lì”, un murales alle porte di uno scenario spettrale, quello dell’ex ospedale Galateo di Lecce, oggi più che mai preludio al tour dell’orrore. Perchè qui a regnare sovrano non è soltanto il dissesto più volte già denunciato. Qui qualcuno ci entra ancora e potrebbero non essere soltanto i senzatetto più volte avvistati a ricercare riparo tra queste mura dimenticate.
Tracce di vernice fresca e un tragitto segnato che accompagna fin qui: qui dove c’è satana- si legge salendo su per i gradini- qui dove c’è l’inferno”. Seguiamo le frecce e nella stanza principale, quella corrispondente all’ingresso, sul muro una croce spray raffigurata al contrario, come vuole la tradizione satanica. Per terra, ai piedi della croce demoniaca, un ritratto di Gesù. Lateralmente, posate o appese alle mensole, miniature religiose raffiguranti soggetti sacri, quelle utilizzate durante le messe nere al fine di ridicolizzare il cristianesimo. Sul pavimento la stella a 5 punte rovesciata, meglio nota come pentacolo, iscritta in un cerchio. La vernice rigorosamente nera: colore simbolo di oscurità e trasformazione.

Sulle pareti bestemmie e insulti rivolti a Dio, rinomate protagoniste dei rituali, murales con chiaro riferimento agli atti sessuali che si svolgono durante le celebrazioni esoteriche.Nelle stanze al primo piano ancora altri resti. Per terra lana fittamente intrecciata, uccelli privi della testa, un grosso corno tagliato di netto di dubbia provenienza e poi agli angoli le tracce sui muri del fumo di piccoli roghi. Appare piuttosto bizzarro dunque come in tre stanze ravvicinate siano concentrati i classici elementi riconducibili alle fatture indirette, come piccoli animali sgozzati o le loro teste, corni, stracci o lana intrecciati e il fuoco, mezzo satanico per eccellenza per augurare la distruzione totale del soggetto a cui è indirizzato il maleficio.

“Benvenuti all’inferno”, “666”, e poi ovunque la sigla “MCA” , in riferimento al nome dei cantanti del gruppo black metal norvegese “gorgoroth” nato nel ’92 e conosciuto per testi e scenografie intrisi di temi occulti e satanismo. Durante un concerto in polonia la band esibì teste mutilate di pecora impalate, un bagno di 80 litri di sangue animale e un uomo nudo con altre tre ragazze svestite, issate in croce e bagnate di sangue.

Sul pavimento, o su quel che ne resta, macchie di dubbia provenienza e poi il Sigillo di Lucifero, anche noto come “marchio di satana”, strumento per l’invocazione visiva durante i rituali e volutamente simile ad un calice, a simboleggiare l’oscurità sempre fertile.

Qualunque cosa avvenga qui, un dato è certo: qualcuno non vede, o si ostina a non voler vedere. Intanto, nel silenzio, queste mura diroccate rinascono a nuova vita, benedette da nessuno, ma maledette forse sì.

E.Fio

 

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