Burgesi, Rosafio scrive alla Procura: “I fusti sono nella discarica, io ho visto”

LECCE-  Il fatto che la Procura di Lecce abbia, nelle scorse ore, smorzato i toni sull’allarme Pcb a Burgesi ha provocato la reazione di chi di quell’interramento si è autoaccusato, l’imprenditore Gianluigi Rosafio, che ha preso carta e penna e ha scritto alla stessa Procura e alla Procura Generale, oltre che ai Comuni di Ugento, Acquarica del Capo e Presicce, per ribadire che i fusti contenenti materiale tossico sono lì, nella discarica ora non più attiva, in fase di post gestione e gestita da Monteco .
Rosafio conferma, infatti, di essere stato “testimone oculare dell’interramento” lì “di centinaia di fusti contenenti Pcb, avendone peraltro indicato autori, provenienza, modalità, circostanze di tempo e luogo per ogni eventuale riscontro”. Una risposta, insomma, a quanto detto dalla Procura nella sua nota ufficiale di giovedì, vale a dire che non c’è “allo stato alcun riscontro sulla presenza, all’interno di tale discarica, di centinai di fusti contenenti Pcb” e che le tracce del potente cancerogeno rilevate nei pozzi spia “sono agevolmente ricollegabili a quanto già accertato nel procedimento” penale del 2000, già definito con sentenza passata in giudicato nel 2014, con riferimento ad attività criminose “già tutte oggetto di complesse indagini”.

Non è così per Rosafio, che proprio in quel procedimento venne condannato per traffico illecito di rifiuti, altri fusti gemelli che però vennero sversati nei pressi ma non dentro la discarica di Burgesi. È quanto ha raccontato davanti ai carabinieri del Noe e del Nucleo investigativo, dichiarazioni che ora “conferma in ogni loro parte”.

Rosafio, che è l’ unico indagato in questo nuovo procedimento, sebbene della richiesta di archiviazione dell’inchiesta avanzata dai pm Angela Rotondano e Valeria Mignone non ha avuto notifica alcuna, dice di confermare “la massima disponibilità, ove occorra e nelle competenti sedi, ad offrire su quanto riferito ulteriori utili contributi all’accertamento della verità”. Ma dice anche altro ed è quasi una sfida alla stessa Procura: si “riserva di rendere noto, nel rispetto della legge, il contenuto tutto delle dichiarazioni già rese innanzi agli inquirenti, soprattutto a beneficio delle comunità più direttamente interessate”.

Intanto, l’avvocato Luigi Quinto, per conto del Comune di Ugento, sottolinea che, aldilà della “valenza e dei limiti in termini strettamente giuridici delle valutazioni svolte dalle autorità inquirenti”, si pone “un problema di approfondimento in via amministrativa di tutta la vicenda nella sua complessità. Ciò perché, allo stato, è confermato ed anzi avvalorato il dato relativo alla presenza di pericolose sostanze inquinanti nel percolato del terzo lotto della discarica “Burgesi”, sostanze pericolose del tutto incompatibili con quella tipologia di impianto e che, ed è questo il dato più allarmante, richiederebbero dei presidi ambientali, in termini di spessore di argilla e del telo impermeabile, del tutto insussistenti ad oggi”.

 

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