A Natale un posto a tavola anche per i migranti

LECCE- L’esperienza dell’accoglienza dei migranti nelle comunità leccesi prova a fare un passo in avanti, almeno a Natale: in molti centri, nascono spontaneamente le iniziative per aggiungere un posto a tavola durante il cenone della vigilia e il pranzo del 25 dicembre e di Capodanno.
A Castiglione d’Otranto, l’idea lanciata dalla Parrocchia San Michele Arcangelo è diventata un progetto promosso dall’ente gestore del Centro di accoglienza straordinaria, che conta 53 ospiti, quasi tutti africani: “A tavola con noi” chiede la disponibilità delle famiglie del paese ad ospitare presso la propria abitazione un richiedente asilo durante i giorni festivi, per consentirgli di condividere tradizioni, ritualità e cibo locale, con il doppio obiettivo di aiutare i migranti a sentirsi a casa e stimolare la partecipazione dei residenti.

A Nardò, oltre all’esperienza di Masseria Boncuri, ci sono famiglie che durante l’anno si fanno carico dell’affitto di alcuni lavoratori stagionali, impiegati d’estate sui campi di angurie e pomodori. In questo periodo, questi braccianti saranno ospitati in casa anche durante i pranzi delle feste.

Nel Sud Salento, diversi centri hanno abbracciato il progetto della Caritas nazionale “Un rifugiato a casa mia”, come ad Alessano, dove sono accolti in dodici; a Miggiano, dove ce n’è un altro, ma anche a Ugento, dove, nella canonica del Sacro Cuore, dall’aprile scorso, vivono quattro ventenni afghani. “Nel salone della parrocchia – dice don Antonio Turi – organizzeremo un momento conviviale prima di Capodanno, assieme ai ragazzi di Ugento, perché sia festa anche per loro. A Natale, invece, pranzeranno a casa dei miei genitori ad Acquarica del Capo”.

A Tiggiano, la parrocchia ospita dal 2010 cinque ragazzi in un appartamento di sua proprietà e durante tutto l’anno cinquanta famiglie cucinano ogni giorno, a turno, per loro. “Per il pranzo di Natale e di Capodanno, però – dice don Lucio Ciardo – saranno invitati a casa mia e di don Luigi Stendardo, il collaboratore parrocchiale”. Insomma, indifferenza e diffidenza da superare, anche grazie ad un piatto di pasta e con il ruolo fondamentale dei parroci.

 

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