Batosta rifiuti Ato, fronte comune dei sindaci: la Regione intervenga sull’azienda

LECCE- 25 milioni di euro da pagare, come stabilito dal Consiglio di Stato alla società Progetto Ambiente per il mancato adeguamento alle tariffe di conferimento rifiuti, pesano sulle casse comunali come un macigno. Significa saccheggiarle con inevitabili ricadute sui cittadini.
E allora quali strategie adottare, uniti, per evitarlo? La discussione nell’aula consigliare di Palazzo Carafa, dove i sindaci, dal Nord al Sud del Salento, o i loro rappresentanti, si sono riuniti per ascoltare i suggerimenti dell’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale dell’Ato. Un incontro convocato dal sindaco di Lecce Paolo Perrone, presidente in passato dell’ Ato 1.

“Non è affatto pacifico che tutti i Comuni subiscano gli effetti di questa pronuncia” ha sottolineato l’avvocato Pellegrino, evidenziando come le strade da seguire siano essenzialmente due: insinuarsi giuridicamente nelle crepe di una decisione già definita aberrante e intervenire politicamente presso la regione perché interceda presso l’azienda.

La vicenda giudiziaria è cominciata nel 2010 dopo che la società Cisa di Massafra, e la società Marcegaglia vinsero la gara per la gestione dell’’impianto di produzione di CDR a Cavallino, a servizio dell’intera Provincia di Lecce. Un impianto entrato in funzione con anni di ritardo, e questo portò la società a chiedere che l’Ato, che racchiudeva tutti i comuni della provincia, rivedesse le tariffe ritenendole sottodimensionate e non più corrispondenti alla cifra presentata in corso di gara.

“Fare fronte comune -dice il sindaco Perrone- innanzi tutti producendo un documento per chiedere ad Emiliano e al nuovo commissario Grandaliano di negoziare con l’impresa .

 

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