San Bernardino Realino: oggi come 400 anni fa, la cerimonia della consegna delle chiavi

LECCE- Oggi, come 400 anni fa. Lecce celebra il momento della consegna delle chiavi. Il 2016 è l’anno dedicato a San Bernardino Realino, proclamato nel 1616 patrono e protettore della città. In occasione del 400° anniversario della sua morte, si è deciso di rendere onore alla sua memoria, con un convegno e una cerimonia conclusiva ad hoc, per ricordare a tutti la sua grande eredità umana, culturale, sociale e spirituale lasciata all’intera comunità.

Padre Bernardino è stato uno dei più grandi “benefattori” di Lecce:  il 2 luglio 1616 il sindaco Sigismondo Rapanà poco prima che morisse, gli consegnò le chiavi della città.  Quattrocento anni dopo il sindaco Paolo Perrone ha rinnovato l’offerta di quelle chiavi al santo gesuita amico dei poveri e soccorritore dei deboli, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. D’Ambrosio.  Per l’occasione è stata fatta realizzare l’esatta copia di quella chiave, oggi  ancora custodita all’interno della chiesa gesuita insieme ai resti di San Bernardino.

“Se il sindaco di allora -commenta  Padre Mario Marafioti, gesuita responsabile della struttura di proprietà della stessa confraternita- decise di portare le chiavi a un uomo che stava per passare tra la terra e il cielo, vuol dire che nella mente del Primo Cittadino c’era un po’ di cielo, c’era un protettore che poteva essere ispiratore del suo operato, c’era quindi una chiave da poter utilizzare nella vita quotidiana dell’amministrazione e della città. Oggi ciò che ci dobbiamo chiedere e se abbiamo le chiavi in mano…”

Una cerimonia emozionante, quella di oggi, a cui  è seguito un altro importante momento:  in via Rubichi, accanto alla Chiesa del Gesù, è stata scoperta la lapide commemorativa dell’anno bernardiniano.

Raccomandiamo alle vostre orazioni noi stessi e tutta quanta la nostra città,
tanto da voi amata, e che tanto sempre vi ha riverito…
Speriamo che abbiate a essere continuo difensore e protettore nostro dal paradiso,
quale da ora vi costituiamo in perpetuo”.
Così il due luglio 1616 il sindaco Sigismondo Rapanà
eleggeva patrono e protettore di Lecce
Bernardino Realino S.J., consegnandogli le chiavi della Città.
Quattrocento anni dopo, l’Amministrazione Comunale,
rinnovando l’offerta di quelle chiavi,
onora nel Realino uno dei grandi “costruttori” di Lecce:
insigne modello di magistrato e amministratore;
amante della Città e consigliere dei dotti e dei semplici;
padre delle anime, amico dei poveri e soccorritore dei deboli;
grande interprete della missione educativa della Compagnia di Gesù,
maestro dei giovani e loro guida dall’arte del barocco all’arte della vita;
seme e radice del futuro sociale, culturale e spirituale delle genti di Lecce.
Il Sindaco Paolo Perrone, la Giunta e il Consiglio Comunale,
alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Domenico D’Ambrosio,
posero il 15 ottobre 2016.

Ma non solo. Ricordiamo che proprio qualche giorno fa,  in cima alla chiesa dedicata al Santo benefattore è tornata a risplendere la statua del Pellicano.“Si tratta di uno dei numerosi simboli che hanno figurato Cristo, forse, insieme all’agnello, il più significativo e commovente, è il pellicano – racconta Padre Mario–  Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto in passato all’errata credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a divenire emblema di carità. Il pellicano è divenuto, pertanto, sin dal medioevo, il simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli. E per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini”.

E.P.

 

 

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