Spese con i soldi della cliente, gli avvocati arrestati respingono le accuse

LECCE- L’uno ha ribadito di aver usato solo i soldi che gli spettavano come compensi per la sua professione, senza sottrarre alcunché alla cliente; l’altro ha con fermezza negato di essere l’uomo ripreso dalle telecamere mentre, cercando di camuffarsi, prelevava più volte allo sportello bancomat somme per complessivi 15.500 euro.
Respingono ogni accusa i due avvocati arrestati due giorni fa. Francesco D’Agata, difeso dal legale Luigi Rella, ha affrontato l’interrogatorio di garanzia in carcere; Graziano Garrisi, che è ai domiciliari ed è difeso invece dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Alberto Russi, direttamente nell’ufficio del gip. In mattinata, entrambi hanno risposto alle domande del pm Massimiliano Carducci e del giudice per le indagini preliminari Cinzia Vergine.

L’inchiesta, partita su segnalazione di una donna di Torino su un caso parallelo, ha portato a galla un presunto uso indebito di ingenti somme di denaro destinate ad una 34enne senegalese, rimasta gravemente ferita in un incidente stradale nel 2010. Il Tribunale di Trieste ha stabilito che il Fondo vittime della strada versasse in suo favore un risarcimento danni per complessivi 636mila euro. Secondo gli inquirenti, quei soldi sono transitati su un conto intestato sì alla donna, ma con domiciliazione presso lo studio dell’avvocato D’Agata, che avrebbe trattenuto per sé 283mila euro. Per giustificare le minori somme, stando alle indagini, il legale avrebbe contraffatto anche la copia conforme all’originale della sentenza, ritoccandone gli importi. Per questo risponde di truffa aggravata, falso in atto pubblico, patrocinio infedele, ma anche di autoriciclaggio, perché una parte di quei soldi sarebbero stati impiegati per spese professionali, oltre che personali.

Per circa tre ore, D’Agata, tra l’altro punto di riferimento dello Sportello dei diritti, ha spiegato la sua versione dei fatti: nessuna appropriazione indebita, poiché nel patto di quota lite, in cui erano stati fissati i compensi, era stato stabilito che a lui spettasse il 25 per cento della somma liquidata dal Tribunale. I prelievi, a suo dire, sono stati fatti per saldare le parcelle, ma anche per provvedere al sostentamento della stessa senegalese. D’Agata, inoltre, ha negato di aver falsificato la sentenza, non sapendo dare indicazioni su chi abbia potuto farlo.

Graziano Garrisi, accusato di ricettazione e utilizzo indebito di carta di credito, ha sostenuto che la donna ben sapeva dei prelievi fatti e ha chiesto di sottoporre ad esame le immagini che lo avrebbero ritratto agli sportelli bancomat, in quanto quell’uomo non sarebbe lui.

 

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