Tap, nodo Seveso. Quando i vigili del fuoco scrissero: “100 t (e non 48,6) di gas nel terminale”

DETTALGROS

LECCE- Il nodo Seveso per il gasdotto Tap non è ancora sciolto. Mentre la discussione sul punto dinanzi al Consiglio di Stato è rimandata a gennaio e mentre la Procura di Lecce avanza richiesta di archiviazione delle inchieste in corso (una delle quali riguardante anche questo tema), spunta un documento che solleva più di qualche interrogativo.
È la nota con la quale, il 14 febbraio 2013, il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce afferma che “il quantitativo di gas naturale presente all’interno del Prt è pari a 100 tonnellate”, quantità superiore al limite di 50 tonnellate, circostanza quest’ultima che fa rientrare lo stabilimento tra le attività a rischio di incidente rilevante. È su quella nota, tra l’altro, che la Regione Puglia ha argomentato la necessità di assoggettare a direttiva Seveso il terminale di ricezione e la partita è attualmente ancora aperta sotto il profilo della giustizia amministrativa con la discussione di secondo grado in programma tra tre mesi.

È un calcolo che i vigili del fuoco leccesi fanno e che è molto diverso da quanto la multinazionale sostiene negli atti ai quali, invece, a Roma si fa riferimento per escludere la stessa Seveso. Il 23 marzo 2015, infatti, l’ufficio del Capo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco del Ministero dell’Interno, in una sua nota, scrive che, “dalla documentazione presentata dalla società Tap al comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce e alla direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del ministero dell’Interno, risulta che la quantità massima di gas potenzialmente presente nel Prt è pari a 48,6 t, inferiore, quindi alla soglia di 50t che dermina l’assoggettabilità” alla direttiva Seveso.

Delle due l’una: i quantitativi sono pari a 100 t, come sostenuto dal Comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce nel 2013, o sono 48,6 t, come documentato dalla multinazionale?

Al momento, la Procura, comunque in possesso delle note della Regione relative alla prima affermazione, propende per la seconda strada, anche sulla base della perizia dei propri consulenti tecnici, che mantengono fermo il dato delle 48,6 t, per cui si raggiungerà il 97,2 per cento della soglia prevista dalla legge.

L’esclusione della direttiva Seveso, va ricordato, è stata stabilita anche dal ministero dell’Ambiente, con un decreto che ha ricevuto il via libera del Consiglio dei Ministri lo scorso 10 aprile. A precedere quel provvedimento è stata l’ordinanza del Tar del Lazio che ha respinto la richiesta della Regione Puglia di sospendere cautelarmente la nota ministeriale che considerava “superata” quella prescrizione. Ora a chiudere questa partita sarà il Consiglio di Stato a gennaio.

 

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