Uccella: Caro Blasi, per primarie un solo candidato Pd, non siamo autosufficienti

LECCE- “Se primarie di coalizione dovessero esserci per la scelta del candidato sindaco di Lecce, il PD non può presentare un ventaglio di candidature. Ma una soltanto. Scelta, naturalmente, dai propri organismi dirigenti. Questa opzione, che mi pare di grande buon senso, ha un duplice obiettivo: da un lato, rassicurare gli alleati che le primarie, qualora vi fossero, non sarebbero una resa dei conti nel PD e, dall’altro, rendere più competitivo il PD, nel confronto con gli altri, per la designazione del candidato sindaco”. Così Umberto Uccella, dell’Ufficio politico DEL Partito Democratico, ribadisce che la scelta di come pervenire alla candidatura a sindaco spetta non al PD, ma a tutta la coalizione. E a Blasi dice: “Attenzione, la politica politicante che tu richiami è il segno di una concezione plebiscitaria e populista della politica”. Per Uccella le primarie non sono obbligatorie, gli alleati non le amano e il Pd non è autosufficiente. Come dire “SE PRIMARIE DOVESSERO ESSERCI, IL PD CON presenterà UN SOLO CANDIDATO”.

“La polemica sulle primarie è, dunque, alle nostre spalle. Nessuno le esclude, ma nessuno, nello stesso tempo, le considera obbligatorie. E lo statuto del PD vale per il PD, ma non può valere per i nostri alleati. Già la “Puglia in più”, per esempio, tende a non esprimervi gradimento, con il timore che esse possano risolversi in una resa dei conti interna al PD. “Solo lungo la strada indicata dalla Direzione, dunque, di una solida coalizione di centrosinistra, eviteremo di restare schiacciati tra il voto militarizzato della destra e la demagogia populista dei 5Stelle, che, per accaparrarsi il voto d’opinione, giocheranno sull’ingannevole alternativa tra i “politici” e la “gente”.

E’ qui che va ricordato a Blasi che l’alleanza è lo strumento perché il PD non cada nella tentazione dell’autosufficienza. E non ciò che lui ha definito come il perimetro della “politica politicante”. Questa espressione, mutuata alla lettera dal linguaggio Berlusconiano (e, poi, renziano), traccia i segni indelebili di una concezione plebiscitaria e populistica della politica. L’esatto opposto, cioè, del riformismo moderno che il PD vuole rappresentare.”

 

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