Motta in Commissione regionale: “La mafia pugliese è sociale, serve prevenzione”

BARI- Un’iniziativa legislativa che ha avuto la benedizione del procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta quella sulla quale la Regione Puglia sta lavorando e che riguarda il contrasto alla criminalità organIzzata nell’amministrazione pubblica.  Motta ha partecipato a Bari alla settima commissione consiliare presieduta da Saverio Congedo chiamata a discutere sulla proposta di legge per “Istituzione di una Commissione d’indagine  e di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata nel territorio regionale ed in particolare sul cosiddetto fenomeno eco-mafioso” a firma dei consiglieri regionali del gruppo consiliare M5S.  Ha preso il via così l’iter legislativo sulla proposta di legge e su quella che riguarda l’istituzione di una “Commissione speciale di studio e di indagine per la promozione della cultura della legalità ed il controllo o forma di attività corruttiva”.

Dal magistrato è arrivata la richiesta di “unificare ed integrare le due proposte di legge, creando un’unica Commissione d’inchiesta”. Secondo Motta “il momento è tale che la logica preventiva va privilegiata rispetto alla repressione” – ha detto Motta che ha poi rilevato come  “nonostante il rigore della risposta fornita da magistratura e Forze dell’Ordine, il percorso della criminalità si sia riprodotto ed evoluto nel tempo sino ad assumere connotati di una vera e propria mafia”, acquisendo quindi caratteristiche molto simili, ad esempio, a quella calabrese. E qui ha sottolineato anche il carattere “sociale” con cui essa si manifesta, mediante l’elargizione di piccole contribuzioni per il sostentamento economico, impegnandosi nella ricerca di lavoro, spingendo gli imprenditori a chiedere autonomamente protezione come avviene – ad esempio – per gli operatori delle strutture balneari salentine che alla criminalità organizzata affidano servizi di guardiania. Una mafia che privilegia un modus operandi simile ad un welfare sociale fa pensare al Procuratore della DDA di Lecce come sia necessario privilegiare il percorso della prevenzione rispetto a quello della repressione.

“Se il fenomeno ha caratteristiche sociali il carcere non basta più, è necessario uno strumento che agisca nella sfera della società” ha detto, aggiungendo che  “una impostazione culturale promossa dal legislatore regionale è importante e può essere particolarmente utile perché il momento è favorevole”.

La discussione è stata aggiornata al 7 luglio prossimo. In quel caso parteciperà il Procuratore della DDA presso il Tribunale di Bari, Giuseppe Volpe. La fase delle audizioni si concluderà con il contributo dei Presidenti delle Unioni delle Camere Penali.

 

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