Il ghetto dei braccianti s’allarga ma dei servizi neanche l’ombra

NARDO’- Né acqua da bere né acqua per lavarsi. Non un bagno chimico. Non un medico a cui rivolgersi. Non un presidio istituzionale per provare a sottrarsi al giogo del caporalato. Nulla è cambiato sotto il cielo di Nardò. Nulla, a distanza di un mese dalla demolizione della ex falegnameria pericolante usata come rifugio. In contrada Arene-Serrazze, tutto è rimasto come abbiamo denunciato il 6 maggio scorso, con la differenza che il ghetto dei migranti impiegati come braccianti continua ad allargarsi, contando una quindicina di nuovi arrivi negli ultimi giorni e la costruzione di nuove baracche di fortuna. L’ondata vera e propria è prevista nelle prossime due settimane, quando il lavoro sui campi si farà più serrato.

Ma quell’intervento promesso da Comune e Regione entro metà maggio sta muovendo solo oggi, ancora, i primi passi concreti. Giovedì mattina, è previsto il sopralluogo dei tecnici regionali per le misurazioni da effettuare sul terreno preso in affitto, lo stesso dello scorso anno, a pochi metri dall’accampamento attuale. Lì dovranno essere allestiti, quest’anno, dei container e non più tende. Almeno “per circa 250-300 unità, in base ai dati forniti dalla Prefettura”, avevano detto da Bari.

Poi, si dovrà metter mano al nodo trasporto sui campi, anche qui per spezzare la catena dei caporali. La Regione aveva già dichiarato di aver stanziato apposite somme e di aspettarsi un intervento parallelo del governo.Tutte attività che richiedono tempo per la programmazione, com’era noto. Mentre i lavoratori sono già a Nardò da tempo e la stagione è iniziata e con loro ci sono solo i volontari delle associazioni del posto.

 

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