Assegno di cura: la Regione perde al Consiglio di Stato

LECCE-La Regione Puglia dovrà pagare presumibilmente i 1.100 euro mensili, a tutti quei pazienti affetti da malattie talmente gravi, da renderli non autosufficienti. Il Consiglio di Stato infatti, si é pronunciato con una sentenza del 3 maggio scorso, sul ricorso che un padre di una ragazza colpita da malattia neuro – degenerativa, aveva mosso contro la Regione Puglia nel 2013. Lo rende noto sanitàsalento.net.
“L’uomo aveva lamentato dapprima il mancato assegno di cura che il governo pugliese avrebbe dovuto elargire a sostegno di sua figlia, poi, una volta ottenuto il bonus nel 2014, ha presentato comunque ricorso contro la discriminante, da parte sempre della Regione Puglia, che a suo parere ha giudicato i pazienti come di serie A e di serie B ovvero: persone colpite da SLA e SMA destinatarie di 1.100 euro mensili; altre, con patologie diverse, come la figlia del ricorrente, che hanno ricevuto con un supporto economico inferiore, pari a 600 euro al mese.

Il Tar di Lecce ha accolto il ricorso dell’uomo, individuando un eccesso di potere da parte del governo pugliese e un’errata applicazione della legge 296 del 2006. Questa infatti stabilisce che il fondo per le non autosufficienze, non è destinato solo agli anziani o solo a precise categorie come la SMA e la SLA, ma sono beneficiari tutti quanti si trovino in situazioni simili, dunque di grave non autosufficienza, anche i disabili quindi. Il governo regionale però, ha fatto appello al Tar di Bari, che ha confermato in sostanza, quanto già sentenziato dal tribunale amministrativo leccese.

La Regione Puglia ha presentato ricorso quindi al Consiglio di Stato, sospendendo, in attesa del responso, l’assegno di cura che già elargiva ai pazienti neuro degenerativi. Pochi giorni fa il verdetto da Roma, che ha visto la battaglia vinta dal papà di una ragazza affetta da grave patologia neuro degenerativa, che ha fatto da apripista per gli altri pazienti come sua figlia.

 

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