Giù l’ex falegnameria della vergogna, ma per i migranti-braccianti nessun riparo

NARDO’-  La sua demolizione era stata annunciata ad ogni stagione. In mattinata, è arrivata. Va giù la ex falegnameria della vergogna, quella che ogni anno, nelle campagne di Nardò, diventava alloggio più che precario per i migranti impiegati nella raccolta delle angurie. Lo era già ridiventata anche quest’anno. Diverse decine di persone da qualche settimana erano già lì, stando ai rapporti consegnati dai vigili urbani al Comune di Nardò. Decine di persone a cui ora va dato un riparo, che al momento non c’è.
L’ordinanza di abbattimento è stata firmata dal sindaco Marcello Risi: troppo pericoloso quel luogo. Non c’era solo la mancanza assoluta di qualsiasi requisito igienico sanitario, come già qualche hanno fa hanno testimoniato le nostre telecamere entrate al suo interno per la prima volta: al primo piano, materassi per terra e assenza di bagni; al piano terra, un punto ristoro improvvisato da “mediatori” ritenuti poi, in base alle indagini, anche loro membri dell’organizzazione di caporali.

Non c’era, si diceva, solo questo. L’instabilità strutturale dell’edificio era accertata da tempo. Negli ultimi tempi, al suo interno, si è sviluppato anche qualche rogo, che ha reso tutto ancora più pericolante. E poi, muri letteralmente bucati e soffitti incerti.

Insomma, per ragioni di sicurezza, non poteva che essere abbattuto quell’immobile. Le ruspe sono arrivate intorno alle 9, quando molti migranti, la gran parte provenienti dall’Africa, erano già andati nei campi. Chi era ancora lì non ha potuto far altro che prendere le proprie poche cose e portarle via. Dove? Per ora, all’aria aperta.

Non si ha una conoscenza precisa di quanti siano, anche perché per tutta la mattinata la strada di accesso all’ex falegnameria è stata sbarrata dalle forze dell’ordine ed è stato impedito di avvicinarsi agli attivisti che sono stati nel frattempo allertati e sono giunti sul posto.

Il vero nodo è cosa si fa adesso. La situazione, tra l’altro, è già complicata: tutte le realtà di solidarietà attive a Nardò confermano all’unisono che quest’anno gli arrivi sono stati anticipati e sono maggiori: sono già terminate le lavorazioni delle altre colture in altre regioni, quindi ci si è riversati prima nel Salento. “Ho già sentito il prefetto e la Regione – dice il sindaco Risi – e abbiamo deciso di anticipare a maggio l’apertura del campo tende che, solitamente, avviamo a luglio. Le operazioni sono già in corso”. Nell’immediato, però? “Per ora, non ho dato ordine di demolire le piccole casette che gli stessi migranti hanno realizzato con i conci prelevati dalla ex falegnameria. So che le usano come riparo”, risponde il sindaco. Gli occhi sono puntati su Nardò. “Lo scenario si ripete da anni e non è più un’emergenza – replicano gli attivisti -. L’alternativa va trovata e non può essere quella di allestire, come lo scorso anno, 14 tende per ben otto persone ciascuna”.

 

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