Renata Fonte, la sua resistenza nel nome di un parco

CASTIGLIONE D’OTRANTO- Il giorno di quello che sarebbe stato il suo 65esimo compleanno segna una nascita, quella del parco che d’ora in poi porterà il suo nome, Renata Fonte.  A lei, al suo sacrificio di donna uccisa dalla mafia, alla sua lotta da giovane assessora per la tutela dei beni comuni e di quelli ambientali in particolare, è stata dedicata la villa comunale di Castiglione d’Otranto.

Una cerimonia solenne, voluta nella chiesa di San Michele Arcangelo, quella che si è svolta giovedì pomeriggio. Non una scelta a caso l’intitolazione a lei, in una realtà che ha scelto di costruirsi un domani basato sui valori legati alla tutela della terra e dell’ecosistema e alla cultura della legalità.

Da ultimo, Renata Fonte è stata citata dalla Commissione antimafia, a Lecce a fine febbraio, perché “il suo sacrificio illumina di senso la politica di tutta Italia”: aveva appena compito 33 anni quando è stata assassinata sulla porta di casa, all’uscita da un Consiglio comunale. Era il 31 marzo 1984 e con lei i suoi sicari volevano far cadere la barriera contro progetti di speculazione edilizia nell’area di Porto Selvaggio.

A Castiglione, frazione di Andrano, questo luogo di incontro tra generazioni è dedicato ora alla sua storia, perché sia patrimonio collettivo l’eredità lasciata, quella che “risiede nell’ecologia delle relazioni umane, prima che nella tutela dell’ambiente – ha spiegato la figlia Sabrina – per rifiutare una cultura del privilegio surrogata e sostituta di quella del diritto”.

 

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