Pd all’attacco: “Almeno 30 indagati in Operazione Eclissi vivono in alloggi pubblici”

LECCE-  Quanto emerso finora dalle indagini fatte nall’ambito dell’operazione Eclissi appare essere solo la punta dell’iceberg. Non cinque, ma almeno trenta dei quaranta indagati residenti nella città di Lecce “risiedono in alloggi pubblici, occupano di fatto o detengono, a vario titolo per sé o per altri ‘solidali’, alloggi popolari”.
È la denuncia che arriva dal Pd, dopo le rivelazioni contenute nella relazione consegnata dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba, alla commissione parlamentare antimafia, in città fino a mercoledì scorso. Un dato pesante, in grado di diventare un macigno soprattutto con la campagna elettorale per le amministrative fra un anno. Non si tratta di questioni disgiunte, come rimarcato in mattinata nella conferenza stampa convocata in via Tasso.

Il dossier prefettizio è stato chiaro: “un ulteriore settore di interesse della criminalità organizzata sul quale viene paventato il rischio di condizionamento nella gestione della cosa pubblica riguarda l’assegnazione degli alloggi popolari e i procedimenti di occupazione abusiva”. Inoltre, “uomini del clan avrebbero orientato il voto verso un simbolo preciso e determinati candidati”. Ecco perché la questione riemerge con prepotente attualità, per quanto al momento, nell’ambito dell’inchiesta Eclissi, non ci siano amministratori di Palazzo Carafa indagati.

L’inchiesta giudiziaria ha preso il via dopo l’esposto depositato nel 2012 dagli esponenti democratici Teresa Bellanova, Antonio Rotundo e Fabrizio Marra. Sono passati quattro anni e pertanto si chiede che “le indagini giudiziarie si concludano prima delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale della primavera 2017”.  Non solo, al prefetto si chiede “di accertare sino in fondo, di non limitare lo sguardo a solo 600 alloggi comunali, ma di estenderlo agli oltre 3mila alloggi pubblici, tante quante sono le case popolari in città e sulle quali è competente il Comune”.

Su questo vige anche un’inchiesta amministrativa, che corre parallela a quella penale. Il report richiesto al sindaco Paolo Perrone è stato depositato in Prefettura, ma il Pd incalza perché non ci si fermi “alle relazioni e verifiche che ha stilato il Comune nel tentativo di autoassolversi, perché è proprio l’attività o la sua inerzia a dover essere verificata da un soggetto terzo”.

 

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