Fine pena mai per Fabio Perrone, per lui ergastolo anche in Appello

LECCE- “Colpevole”, pertanto anche in appello condannato all’ergastolo: è la conferma del fine pena mai per Fabio Perrone, 42 anni, il killer evaso il 6 novembre dall’ospedale Vito Fazzi e riacciuffato il 9 gennaio scorso nella sua Trepuzzi. Nel pomeriggio, la Corte d’Appello di Lecce, presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, ha emesso la sentenza di secondo grado relativa all’uccisione di Fatmir Makovic, 45anni, montenegrino residente nel campo sosta di Panareo.
Per questo Perrone ha fatto ritorno nel Salento, scortato dal carcere di Catanzaro, dov’era stato trasferito il 12 gennaio scorso: non essendo un collaboratore, non è stata prevista, infatti, una videoconferenza. Aula bunker blindatissima, dunque, con diverse pattuglie della polizia penitenziaria e lo stesso comandante Riccardo Secci a presidiare: lì si è svolto il processo d’appello in Corte d’Assise, a porte chiuse, nonostante la richiesta di udienza pubblica avanzata dall’avvocato difensore Ladislao Massari.

Il viceprocuratore generale Nicola D’Amato ha chiesto la conferma della condanna emessa in primo grado nel giugno scorso. L’avvocato Massari, invece, ha invocato l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e l’applicazione dell’attenuante della provocazione: Perrone, infatti, si è sempre difeso raccontando di essere stato accerchiato dal gruppo di rom e di aver sparato per legittima difesa. Entro 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza.

Un omicidio efferato quello avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 marzo 2014 nel bar Gold di Trepuzzi. Perrone era assieme a due amici e una donna ed è stata subito rissa con Makovic: ha preso la pistola che aveva in macchina, è rientrato, il montenegrino e il figlio 17enne hanno cercato riparo in bagno, ma una pioggia di colpi ha perforato la porta d’alluminio. Il padre è morto così, facendo da scudo al suo ragazzo rimasto gravemente ferito alla testa e alle gambe.

“Omicidio volontario aggravato da futili motivi e tentato omicidio”: questa accusa sette mesi fa è costata a Perrone la condanna all’ergastolo da parte del gup Simona Panzera, un orizzonte ristretto in un penitenziario, la sorte che lui ha cercato di ribaltare con la fuga da film dall’ospedale. Adesso, la conferma di una vita da passare dietro le sbarre.

 

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