Pensioni indebite? Cgil denuncia: “L’Inps aspetta 30 anni per chiedere il rimborso”

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LECCE- “La informiamo che, per il periodo dal 01.10.1985 al 31.07.1987, sulla prestazione n. XX del Signor XY, eliminata per decesso del titolare, è stata corrisposta la somma di €. 2.342,66 non spettante per i seguenti motivi (…). L’Istituto, per legge, deve procedere al recupero della predetta somma rivolgendosi anche agli eredi (…). In allegato troverà il bollettino che dovrà utilizzare per il pagamento della somma”.

Questo è quanto è stato recapitato, con una lettera datata 15 dicembre 2015, alla vedova di un titolare di pensione Inps in provincia di Lecce: una lettera con cui l’Istituto di previdenza chiede la restituzione di somme percepite negli anni compresi tra il 1985 e il 1987. Più di trent’anni fa, quindi. Periodo, oltretutto, andato da tempo in prescrizione. E ci risulta che non sia l’unico caso nel nostro territorio. La denuncia è della SPI-CGIL: “con questo atti riteniamo che si sia superato il confine del ridicolo!

L’Istituto ha bisogno di una profonda riorganizzazione che, prima di tutto, eviti che tanti pensionati ricevano lettere di indebiti di questo tenore, qualifichi il rapporto con i cittadini utenti, porti a trasparenza gli interventi, evitando, come succede nel campo delle invalidità civili, il sovrapporsi delle verifiche e dei controlli. Lettere come quella oggetto di questa denuncia -SCRIVONO DAL SINDACATO- di indebito riferito a trent’anni fa, provocano frustrazioni e preoccupazioni in chi le riceve, soprattutto se la destinataria è titolare di un reddito minimo di reversibilità che le impedisce di avere una vita dignitosa”.

 

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