“L’uomo è fatto di terra”, il rispetto della natura unisce le religioni

LECCE- Piantare gli alberi equivale a fare l’elemosina ai poveri, per i musulmani; lasciare una parte del raccolto sul campo è un modo per sfamare chi ne ha bisogno, per gli ebrei; per i cristiani, il torto fatto all’ecosistema equivale all’offesa fatta a un fratello e per gli atei bisogna ricominciare dall’uomo, parte integrante della natura, per garantirne il rispetto.Il 2015 si è chiuso all’insegna del dialogo tra le religioni e i non credenti, che insieme hanno lanciato un messaggio per l’anno che verrà: che si parta da testi sacri o da pensieri laici, la salvaguardia dell’ambiente è un imperativo per tutti. Nessuno escluso.

“Libera terra” è il tema attorno al quale si sono confrontati i rappresentanti delle tre principali confessioni monoteiste e l’Unione atei e agnosti razionalisti, a Castiglione d’Otranto, martedì scorso, nell’ambito della rassegna Lo Spirito del Grano di Casa delle Agriculture Tullia e Gino. Un confronto alla pari. Partendo dal principio: “Adamo, maschile di ‘adamà, che equivale a terra, perché l’uomo è fatto di terra”, secondo gli ebrei.

Nell’anno sabbatico per gli ebrei, anche la terra viene lasciata a riposo, ogni sette anni. Viscerale il rapporto con la natura anche per i musulmani. “Non a caso, in un Paese come il Pakistan, in cui si applica la Sharia, la legge islamica, l’inquinamento ambientale è punito con l’ergastolo o poco meno”, riferisce il rappresentante della comunità pakistana a Lecce.

Anche per chi non crede nel “Creato”, nell’universo, appunto, plasmato da un Dio, il rispetto per la natura è essenziale. Ecco perché, alla fine, il senso del ritrovarsi: le assonanze al di là delle diversità richiamano alla terra, la parola da cui ripartire anche per fare integrazione.

 

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