Xylella, le Società scientifiche difendono la ricerca: “Sconcertate dalla Procura”

LECCE- Da un lato quello che è definito “attacco alla scienza”, dall’altro, di rimando, l’ “attacco alla magistratura”: su Xylella le bordate continuano ad arrivare dopo il decreto di sequestro degli ulivi e i dieci avvisi di garanzia. A puntare i piedi contro la Procura di Lecce c’è una parte del mondo scientifico, vale a dire la Società Italiana di Patologia Vegetale e la Società Entomologica Italiana, oltre alla rivista scientifica internazionale Nature, che ha dedicato un articolo alla vicenda e parla di indice puntato dall’Italia contro la ricerca.
Le due società scientifiche, per il tramite dei loro rispettivi presidenti Giovanni Vannacci e Francesco Pennacchio, dicono di aver appreso con “sconcerto” del provvedimento e di non essere “a conoscenza di nuove evidenze sperimentali, validate dalla comunità scientifica, tali da modificare le linee guida già espresse nel documento rilasciato al termine del Convegno Nazionale”, organizzato sull’argomento il 3 luglio scorso a Roma (http://sipav.org/main/index.php/comunicati).

Confermano il ragionamento di sempre, ribaltato invece dalla Procura: “le motivazioni degli interventi di contenimento originano dal solo riscontro della presenza di un organismo da quarantena qual è Xylella festidiosa, e non dal nesso di causalità tra X.f. e la sindrome di disseccamento rapido dell’olivo”. Prevedono “prospettive drammatiche per l’agricoltura” visto che la misura del potenziale impatto economico del batterio “può essere stimata dal confronto con episodi precedenti, quale la disffusione in Brasile di questo patogeno, ritenuto responsabile di danni per circa 100 milioni di euro l’anno”.

Dalla stessa parte anche una rappresentanza consistente del mondo delle cooperative agricole, quello di Agrinsieme, il coordinamento delle organizzazioni Cia, Confagricoltura, Alleanza delle cooperative settore agroalimentare (Legacoop, Confcooperative, Agci) e Copagri. E questo nonostante proprio Copragri, almeno sul territorio, sia da tempo impegnata contro le eradicazioni degli ulivi. Agrinsieme, però, “chiede che vengano rispettati gli obblighi necessari per contrastare il batterio” e afferma di “non comprendere questa situazione dove la Magistratura ribalta il parere scientifico e nega protocolli utilizzati a livello internazionale per contrastare fenomeni come la Xylella fastidiosa”.

Al fronte opposto, invece, si aggiunge Legambiente: “La magistratura – dice Francesco Tarantini, presidente della sezione pugliese – faccia il suo corso ma anche la politica si assuma le sue responsabilità, il governo della Regione in primis. In Puglia i giudici continuano a colmare i vuoti della politica, basti pensare alle bonifiche dell’Ilva, al ciclo dei rifiuti, alla depurazione sino all’emergenza Xylella”. Da qui la richiesta al “Consiglio regionale di un rapido e puntuale intervento legislativo per evitare speculazioni edilizie nelle aree interessate dall’estirpazione”.

 

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