Operazione “Coltura”, primi ascolti: molti in silenzio, altri negano, qualcuno ammette

LECCE- Ha respinto le accuse la metà degli arrestati a Parabita nell’operazione “Coltura”, con la quale i carabinieri del Ros di Lecce hanno smantellato il clan “Giannelli junior”, che sarebbe capeggiato da Marco, figlio dell’ergastolano Luigi. Traffico di droga e modalità mafiose nell’intrusione, silenziosa ma incisiva, della criminalità organizzata nella società parabitana e dei paesi limitrofi, con estorsioni e intimidazioni, tanto che anche il vicesindaco, un imprenditore ed un infermiere sono stati arrestati.
Il Gip Alcide Maritati ha ascoltato in carcere alcuni degli indagati: molti hanno scelto di non parlare e di avvalersi della facoltà di non rispondere; altri hanno dato tutt’altra versione dei fatti.

Uno ha ammesso di aver trovato e creato un contatto con Lorenzo Mazzotta, l’infermiere arrestato per corruzione,che sarebbe stato pagato per sostituire i campioni per le analisi del ser.t. e far restituire così la patente di guida ritirata a Marco Giannelli. L’infermiere avrebbe chiesto mille euro per lo scambio.

Venerdì saranno ascoltati altri indagati, tra cui il presunto leader del clan, Marco Giannelli, difeso dall’avvocato Luca Laterza, ed il vicesindaco di Parabita Giuseppe Provenzano. Autodefinendosi, nelle conversazioni intercettate, il “santo in paradiso” del sodalizio criminale, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perchè avrebbe elargito contributi economici al clan e procurato posti di lavoro, in cambio del sostegno elettorale alle amministrative 2015.

 

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