Dietrofront, salta il centro commerciale più grande del Salento

SCORRANO- Il mega outlet di Scorrano non vedrà mai la luce. Il progetto, contestatissimo, è naufragato, per mano dello stesso Comune che tanto ci aveva creduto. Il 16 ottobre scorso, infatti, la conferenza di servizi convocata in Regione ha preso atto del  parere sfavorevole, espresso dal Consiglio comunale il giorno prima, alla richiesta di proroga avanzata dalla società proponente. La I.E.A. S.r.l. aveva chiesto di rinnovare per altri due anni l’autorizzazione amministrativa rilasciata nell’aprile 2013 per l’apertura di quello che sarebbe dovuto diventare il centro commerciale più grande del Salento, esteso su sei ettari a ridosso della statale 275.
Denominato “Bella Greca”, è stato presentato come una sorta di cittadella dell’outlet, sul modello di quella di Molfetta, accompagnata da una spa e un cinema multisala. Era tutto pronto, compreso il cambio di destinazione urbanistica, con la variante che avrebbe consentito un insediamento commerciale di questo tipo in una zona classificata come artigianale e industriale.

Le opposizioni, però, si sono fatte sentire: quelle dei Comuni limitrofi, Maglie in primis, di sindacati, Federconsumatori, Confesercenti, oltre che di Italia Nostra.

Una pioggia di “no” giustificata dal timore che l’investimento potesse nascondere una speculazione edilizia sui terreni e dal ragionamento sullo tsunami che una realtà del genere avrebbe provocato sul piccolo commercio della zona. C’è soprattutto questo alla base della resistenza alla nascita di grandi strutture di vendita nel Leccese, l’ultima provincia di Puglia con 7 mega centri commerciali estesi su 47.415 mq (alimentare 29.383, non alimentare 18.032) a fronte di un totale regionale di 698.431,03 mq, come conferma l’aggiornamento fatto il 31 ottobre all’elenco delle licenze.

Su Scorrano, dunque, il passo indietro di fronte a un progetto che ad oggi non ha trovato le condizioni per essere realizzato. La ragione del diniego del Comune è chiara: la proroga avrebbe continuato a tenere congelata la zona industriale, sottraendola a nuovi investimenti. In questo modo, invece, i lotti di proprietà comunale possono essere messi in vendita ed è già stato avviato il primo procedimento per le nuove manifestazioni di interesse. 32 erano stati ceduti alla IEA srl, società con sede a Roma e amministrata da una trentenne barese: prezzo complessivo di 1.191.908 euro. Il contratto, però, si sarebbe perfezionato solo se e quando il progetto fosse stato approvato a Bari. Adesso, la partita è chiusa.

 

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