Intervento chirurgico sbagliato e senza informazioni: Asl condannata a risarcimento

LECCE- Un intervento chirurgico dopo una caduta per strada, un’operazione, però, andata male e, tra l’altro, effettuata senza aver informato la paziente delle modalità precise con le quali sarebbe stata eseguita. È la motivazione per la quale il Tribunale di Lecce ha condannato la Asl di Lecce a risarcire una signora di 82 anni, difesa dal team legale dell’associazione Codici Lecce con l’avv. Giovanni De Donno.
La sentenza, risalente al 3 giugno e a firma del giudice Katia Pinto, è stata resa nota ora e riguarda danni conseguenti a colpa professionale medica e omesso consenso informato.

I fatti risalgono al lontano 2002: la signora, all’epoca sessantanovenne, mentre percorreva piazzale Livorno, a Lecce, è caduta a causa di una buca. Trasportata presso l’Ospedale “V. Fazzi” di Lecce, le è stata diagnosticata una lussazione al gomito, con “frattura del capitello radiale ”. Il gesso, però, non è bastato ed è stato necessario, dunque, procedere ad un intervento e all’impianto di protesi metallica, che poi è stato necessario togliere.

Una consulenza peritale di parte ha dimostrato, oltre alla genericità del consenso informato prestato (esistendo nella cartella solo un modulo prestampato di consenso al trattamento chirurgico privo di qualsiasi riferimento sia al paziente che alla tipologia del trattamento prescritto), anche gli errori di scelta e di esecuzione delle prestazioni che, oltre a determinare la necessità di sottoporsi a reiterati trattamenti chirurgici, hanno procurato un danno permanente alla paziente. Dopo un iter giudiziario durato circa otto anni, è arrivata la sentenza di primo grado su quello che ha i crismi per essere un classico caso di malasanità.

 

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