Tempo di funghi e raccomandazioni: occhio alle “differenze velenose”

QuattroStelle

LECCE (di Elisabetta Paladini)- Piccoli, medi e buoni da gustare. Si trovano nei boschi, nelle pinete, spesso proprio sotto gli alberi: sono i funghi, che puntali come ogni anno giungono in autunno per essere raccolti e portati in tavola. C’è un solo “ma”: saper riconoscere quelli commestibili dai velenosi.
Non è di certo semplice accorgersene e trovare le differenze: a volte possono sembrare perfetti ai nostri occhi sì, magari anche al palato, ma una volta ingeriti il risultato potrebbe essere pericoloso.

Proprio come accaduto a un gruppo d’amici nel brindisino, che qualche giorno fa, sono finiti in ospedale dopo aver mangiato tre chili di funghi da loro stessi raccolti. Li avevano trovati sotto una quercia. Sembravano commestibili ma in realtà si trattava dell’ “Omphalotus olearius” o “fungo dell’ulivo”, una specie molto velenosa e potenzialmente mortale: può provocare la sindrome di tipo pardinico, gastrointestinale ed a breve incubazione, anche di grave entità.

Omphalotus olearius
Omphalotus olearius

Ma per fortuna, questo non è stato il loro caso. Sono riusciti a salvarsi. Ma non sempre è così. Ci sono tanti casi di intossicazione finiti male e ogni anno purtroppo la storia si ripete. Proprio per questo, sarebbe bene cercare di essere degli ottimi intenditori, magari prendere un brevetto ad hoc o semplicemente seguire delle regole: conoscere i posti, raccogliere sempre e solo le specie conosciute, solo i funghi freschi e di sicura commestibilità, non impregnati d’acqua, ammuffiti, invasi da parassiti fungivori, semicongelati, troppo vecchi, eccessivamente piccoli o comunque al di sotto delle dimensioni previste dai regolamenti.

Se per caso non siete sicuri di cosa avete messo nel vostro cesto, prima di accendere i fornelli, non esitate a far dare uno sguardo a chi di competenza: l’Ispettorato micologico dell’Asl o gli esperti dell’Associazione micologica.

 

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