Università a rischio chiusura, il rettore lancia l’Sos: “Aiutateci a non morire”

LECCE-Non solo un grido d’allarme, ma una vera e propria richiesta di aiuto concreto, perché l’Università del Salento non debba chiudere i battenti o diventare appendice di quella di Bari. Il rettore Vincenzo Zara è stato chiaro, chiarissimo: tra tre anni, l’Ateneo perderà risorse per 10.465.000 euro, passando dagli attuali 57 milioni di euro di trasferimenti statali a 46.536.000 euro. Già per il prossimo anno si prevede una sforbiciata da 2 milioni di euro, che si abbatterà sui servizi agli studenti e sull’impegno sul territorio.

Sono i dati presentati a inchiodare a una presa di responsabilità corale. Ed è quello che ha voluto fare Zara, convocando per la mattinata tutti i rappresentanti politici del territorio. Pochi, pochissimi, quelli che hanno risposto all’appello:  la sottosegretaria Teresa Bellanova, i parlamentari Salvatore Capone, Fritz Massa e Rocco Palese, l’europarlamentare Paolo De Castro, l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone e, per il Comune, l’assessore Alessandro Delli Noci. Per il resto, nulla: quasi completamente assente la Regione, il territorio di Brindisi, tutti gli altri deputati e senatori.

Eppure, il tema è centrale: scongiurare il ridimensionamento dell’Università leccese, ridarle attrattività, percorso che non passa solo dall’offerta formativa (prevista l’apertura di nuove tre facoltà di Farmacia, Scienze Motorie e Scienze Agrarie), ma anche dai servizi che il territorio deve offrire: collegamenti ferroviari e aerei più agevoli e alloggi per gli studenti, in primis.

L’involuzione alle porte è dovuta al contestuale tracollo delle immatricolazioni e al cambio di criterio per l’assegnazione dei fondi. Assieme al Politecnico di Bari, l’UniSalento è la realtà pugliese che ha subito il maggiore calo degli iscritti, superiore a oltre il 30 per cento rispetto alla media italiana. Nel complesso, su 20mila immatricolati pugliesi, solo 13mila restano sul territorio regionale: l’emorragia è di 7mila iscritti. Dalle altre regioni, invece, si riesce ad attrarre troppo poco: 800 in tutto.

Entro tre anni, per contro, il Fondo di finanziamento sarà assegnato completamente sulla base dei “costi standard” ed erogato in base a numero e tipologia di studenti (ai fini del calcolo contano solo quelli in corso, non i fuoricorso). Ecco perché, nel 2018, Lecce sarà l’unico ateneo in Puglia a perdere risorse; incrementeranno, invece, Università di Bari (+4.840.000euro) e Foggia (+2.970.000 euro), Politecnico (+3.150.000 euro). Il confronto con le piccole realtà di Bergamo e Catanzaro è impietoso: avranno rispettivamente +10.974.000 e +13.332.000. Più attrattiva sarà la vicina Salerno, che incasserà +9 milioni di euro.

“Nel giro di pochi anni – ha ribadito Zara – rischiamo un serio ridimensionamento. L’ultima spiaggia per evitare la chiusura vera e propria è la fusione con altri atenei, ciò che io vorrei scongiurare. Non lasciateci soli in questa fase drammatica”.

T.C.

 

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