Omicidio pastore albanese, padre e figlio a processo

PORTO CESAREO- Padre e figlio, Angelo e Giuseppe Roi, di Porto Cesareo, sono stati rinviati a giudizio dal gup Giovanni Gallo per la morte del pastore albanese Hyraj Qamil freddato a 23 anni con un colpo di pistola in fronte la mattina del 6 aprile 2014.

Sarebbe stato il figlio ad impugnare la pistola che ha ucciso il ragazzo, dipendente dell’azienda agricola tra Porto Cesareo e Torre Lapillo di cui i due sono i titolari. Secondo le indagini, svolte dai carabinieri, si è trovato lungo la traiettoria del proiettile calibro 22 sparato solo per un gioco che si è poi trasformato in tragedia. Roi non voleva ucciderlo.  Aveva mirato ad un vecchio frigorifero.

Il pastore però, che quella mattina accudiva il gregge in campagna, si trovava dietro, poggiato ad un muretto. Ha sentito un primo colpo, si è voltato ed un secondo proiettile gli è arrivato in fronte. Il padre invece avrebbe tentato di mettere fuori strada gli inquirenti per coprire il figlio. L’accusa per il 32enne, arrestato il 5 novembre scorso dopo le indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce al Comando del Capitano Biagio Marro e di quelli di Campi Salentina è di omicidio colposo.

Il padre invece risponderà di favoreggiamento e simulazione di reato. Il gup ha rigettato le richieste avanzate dai legali di Giuseppe Roi, gli avvocati Francesca Conte e Angelo Romano che avevano chiesto per il 32enne il rito abbreviato condizionato ad una perizia tecnica fatta dall’ex colonnello dei Ris di Parma Luciano Garofano secondo la quale, non essendo stati trovati bossoli per terra, i proiettili sarebbero partiti da un’arma diversa dalla calibro 22 del presunto assassino, che non è mai stata trovata. Il 10 dicembre comincia il processo.

 

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