Vlora, 24 anni dopo: così arrivò la nave formicaio

BRINDISI- Era la Vlora. È arrivata così, materializzatasi all’improvviso di fronte al porto di Brindisi, alle 4 del mattino dell’8 agosto di 24 anni fa. C’è ancora stupore nelle parole di chi quella giornata l’ha vissuta in prima linea, a coordinare le operazioni. Bruno Pezzuto, trepuzzino, è stato viceprefetto vicario a Brindisi per trent’anni, prima di approdare a Napoli, a Bari e poi da prefetto ad Agrigento e Reggio Emilia.
Mentre gli altri erano in ferie, c’era lui al timone della Prefettura di Brindisi quando la Vlora bussò alle porte di una città già alle prese con gli sbarchi massicci di albanesi e senza alcuna possibilità di ospitarne degli altri. Le indicazioni del Ministero erano categoriche: evitare che quella nave formicaio, stracolma fino all’inverosimile di 20mila persone, entrasse in porto. “Dissi al comandante che non eravamo attrezzati per la navigazione nelle ore notturne – ricorda Pezzuto – e che avremmo potuto fornire acqua e generi alimentari a bordo, ma poi la Vlora avrebbe dovuto fare ritorno in Albania”. Così non andò: l’imbarcazione cambiò rotta, si diresse scortata a Bari e poi forzò il blocco portuale, attraccando al molo carboni, in una città attonita, impreparata, sguarnita anche sul fronte istituzionale.

A Bari, rinchiusi nello stadio della Vittoria, si sono infrante le speranze dei 20mila che la sera prima, nel porto di Durazzo, avevano assalito quella nave di ritorno da Cuba con il suo carico di zucchero. Ha senso riparlarne ancora ora, a distanza quasi di un quarto di secolo? Sì, ce l’ha: quello della Vlora resta il più grande sbarco di migranti mai avvenuto in Italia. Dopo la caduta del muro di Berlino, i primi arrivi a Brindisi: il 12 e 13 luglio 1990, 4mila persone, la gran parte delle quali dirottata poi in Germania. Poi, i giorni clou, nel pieno del disfacimento del regime comunista albanese: il 7 e 8 marzo 1991, 30mila persone in 48 ore. E il Salento c’era anche allora.

 

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