Giro di vite su movida, imprenditori: “Qui modello Rimini, niente abusivismo”

GALLIPOLI-  Più controlli fuori che dentro i locali. Priorità: la lotta all’abusivismo commerciale, innanzitutto, adottando il “modello Rimini”, che lo ha visto sparire.  Hanno le idee ben chiare gli imprenditori sulla piega che devono prendere gli interventi nel Salento e nelle località balneari più affollate, Gallipoli in primis.
L’onda lunga della chiusura del Cocorico’, la nota discoteca romagnola spenta per quattro mesi dopo il decesso di un ragazzo per overdose di ecstasy, rischia di avere effetti non da poco anche nel Salento.

“Quanto deciso dalla Questura a Riccione e sostenuto dal ministro Alfano – dicono dall’associazione Aduc – oltre che abuso di potere crea ulteriori danni perche’ non mette nessun freno al fenomeno che ha portato alla morte del 16enne: discoteca chiusa? Vado altrove ad impasticcarmi in un’altra, che poi la Polizia fara’ chiudere. Tutto chiuso… tranne chi fa il suo piccolo o mega business col mercato clandestino che, proprio perche’ tale, e forte di un’alta domanda, e’ ben organizzato”.

“Abbiamo prove di furgoni bianchi attrezzati con frigo all’interno e che vendono alcolici e superalcolici a un euro. Questa è la situazione a Gallipoli, dove forse qualcuno sta aspettando il morto per intervenire”, dice, duro, Mauro Della Valle, Federbalneari. I lidi che aderiscono a questa sigla sindacale da due anni, nella città ionica, hanno eliminato le feste notturne in spiaggia, tranne in pochi giorni clou per cui hanno una deroga. “Ma fuori le strutture il clima è da guerra civile – continua Della Valle – perché si affollano avventori di ogni tipo che sfruttano la debolezza dello Stato. Anche per questo è necessaria una task force composita”. Fuori, è terra di nessuno. Ma spesso i problemi sono anche dentro lidi e locali.

A Salve, alcuni stabilimenti da quest’anno hanno assunto body guard per provare a frenare l’assalto dei venditori ambulanti. Poi, c’è l’ammasso: “ognuno faccia il suo mestiere – dice Vito Vergine, del Sib – perché non è possibile ospitare più di una persona ogni tre metri quadri sui lettini e trasformare le spiagge in discoteche. Maggiore rigore, dunque, e programmato per tempo debito, ma senza arrivare a militarizzare le vacanze salentine”.

Condivide Maurizio Pasca, presidente nazionale del Silb, l’associazione che riunisce gli imprenditori che hanno locali da ballo: “non sono tollerabili i chioschi che di notte diventano strutture danzanti, da una parte all’altra della costa salentina. Sono decine gli esposti che abbiamo già inoltrato a istituzioni e forze dell’ordine. Da lì bisogna partire”.

 

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