Mariggiò, Rizzi e Rossi contro gli “inquinatori di voto”

BARI- Nessun nome impresentabile nelle loro liste, né da parte della Commissione Parlamentare Antimafia e né negli articoli giornalistici che scandagliano la sfilza di candidati. Ecco perché oggi, a 48 ore dal silenzio elettorale, Riccardo Rossi, Michele Rizzi e Gregorio Mariggiò alzano la voce sulla moralità dei candidati.
Il primo a parlare è Rossi, candidato per L’Altra Puglia, e autore di una proposta netta: sciogliere il Consiglio regionale se anche solo uno degli eletti è indagato. Questo perché ha raccolto voti per sé e per il candidato governatore con mezzi illeciti.

“La politica – spiega Rossi a Trnews – non può attendere il responso della magistratura. Se ci sono indagati, polemiche e compravendite di voti ci sono responsabilità dirette in chi ha costruito le liste. Chiedere ora il ritiro degli indagati è un teatrino, perché ormai la campagna elettorale è quasi chiusa. Il primo impegno, dunque – continua Rossi – da prendere subito non attendendo lunedì a urne chiuse, è sciogliere il Consiglio regionale e tornare a dare la possibilità ai cittadini di esprimere un voto non inquinato”.

Sulla stessa linea è Gregorio Mariggiò, candidato governatore per i Verdi. Nelle loro liste figurava un indagato ritirato però dopo l’espressa richiesta del leader Bonelli. “E’ il solito loop delle elezioni – ha detto Mariggiò – queste persone rappresentano un carico di voti, noi abbiamo ritirato una persona indagata, ma abbiamo anche chiesto al Pd di ritirare il proprio candidato implicato nell’inchiesta Ambiente Svenduto dell’Ilva, nella quale i Verdi si sono costituiti parte civile. E’ questione di rigore etico che non ha nemmeno – aggiunge Mariggiò – chi si candida nonostante sia assessore o consigliere uscente. Prima si dimettano, poi si ricandidino”.

Punta l’indice contro la legge elettorale vigente, Michele Rizzi di Alternativa Comunista. I 10mila euro percepiti da un consigliere regionale creano corruzione. “La legge esistente, con sbarramento e senza rappresentanza di genere – spiega- è frutto del patto di Via Capruzzi e dell’accordo tra maggioranza e opposizione stilato in gran segreto. Mi sembra ovvio che guadagnare 10mila euro al mese, pià buonuscita e benefit vari sia ormai impossibile considerando che la gente vive con 600 euro in cassaintegrazione. Noi – conclude Rizzi – proponiamo 2000 euro al mese per i consiglieri regionali. Se ce la fanno le famiglie a vivere con la metà dei soldi, ce la possono fare gli eletti ad andare avanti. Ma questa riduzione dei compensi non si può basare sul volontariato di uno o dell’altro, deve diventare legge”. 

 

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