Droga e pistole nell’appartamento due arresti. Le indagini scattate grazie ai cittadini

LECCE- Cittadini in rivolta per il via vai di tossicodipendenti e di gente poco raccomandabile, indagini durate un mese da parte della Squadra Mobile e lunedì pomeriggio il blitz, in un appartamento di via Bonifacio, zona Case Magno. Dentro, in una valigia aperta su un letto con droga in quantità, esposta come in un banchetto al mercato, e due pistole perfettamente efficienti. Lo spaccio, al dettaglio, era gestito da Davide Corlianò, 34 anni e Stefano Rizzato di 24, tutti e due leccesi, già in carcere in passato per fatti di droga.
Nel trolley quasi 300 grammi di cocaina purissima, alcune dosi erano già confezionate, 4500 g di hashish confezionati in 45 panetti, 40 grammi di mannite, bilancini elettronici, bustine, guanti monouso. Nell’auto usata dai due per spostarsi insieme ad una moto ducati 760 g di marijuana.

Nell’appartamento anche due pistole: una BERETTA 7,65 priva di matricola ed una Browning cal. 9 predisposta per l’uso con silenziatore, oltre ad un centinaio di munizioni. Le stanze erano completamente vuote, segno che in quella casa, di cui Corlianò aveva le chiavi, avveniva solo lo spaccio. L’unico arredo un grande quadro di padre pio sul letto. Corlianò contava evidentemente nella protezione del santo contro le forze dell’ordine perché le prime parole rivolte agli agenti sono state: questa volta padre pio non mi ha protetto.

Notevole anche la quantità di denaro sequestrata questa volta nelle abitazioni provate dei due: circa 7 mila euro, segno che l’attività era fiorente. Lo spaccio avveniva al dettaglio: i clienti entravano e uscivano continuamente. Come punto di riferimento avevano un parco che si trova nella zona, nelle vicinanze delle case magno. I residenti erano stanchi e avevano paura. A ragione, considerato lo spessore criminale dei due: personaggi rimasti fuori dall’operazione Eclissi del novembre scorso, ma secondo la dottoressa Sabrina Manzone e la dottoressa Elena Raggio, al vertice della squadra mobile leccese, ben inseriti nel contesto criminale cittadino. L’associazione mafiosa non è in questo caso contestata, ma di Scu si tratta, secondo gli inquirenti, ed è questo scenario criminale in cui bisogna inquadrare l’attività dei due.

Le pistole erano pronte all’uso. Negli ultimi mesi non ci sono stati attentati a colpi d’arma da fuoco, ma rapine in cui le armi sono state viste si.

 

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