Decisione Ue difficile: “Abbattimenti a tappeto a Nord di Lecce”

ROMA-  In apparenza sembrano più tenere di quelle che si temevano. A leggerle bene, però, segnano la prospettiva del Salento e della Puglia intera. E non in modo leggero. Le misure anti Xylella varate in serata dal Comitato permanente per la salute delle piante contengono quattro nodi fondamentali: “rigide misure di eradicazione” a nord del Leccese; gestione della fitopatia a sud; conferma del blocco pressoché totale dei vivai, compresi quelli di barbatelle, e divieto di impianto di nuovi ulivi e specie ospiti del batterio. Misure che, rovesciate sul territorio, rappresentano una mazzata pesante. Un effetto tra tutti: asfissia completa per i vivaisti di viti dell’Otrantino, cinquanta in tutto, con mille addetti.  Nel braccio di ferro con Bruxelles, l’Italia è rimasta isolata.  Cosa si prevede nel dettaglio?

Il metodo imposto dall’Ue è progressivo. Nel Brindisino e nel Tarantino, ogni volta che sarà riscontrato un ulivo positivo a Xylella, si dovranno abbattere anche tutte le piante sane intorno nel raggio di 100 metri. La proporzione è di un taglio di 300 alberi, secolari inclusi, per ogni pianta infetta. È quello che accadrà nel focolaio di Oria.

All’interno della provincia di Lecce, si differenzieranno due aree: a sud del confine amministrativo, resta la “fascia di eradicazione” di 20 chilometri, dove “viene mantenuto il requisito di rimuovere sistematicamente tutte le piante infette e di testare quelle circostanti nell’arco di 100 metri”. Tutto il resto diventa fascia di “contenimento”, dove con la malattia si dovrà imparare a convivere, poiché l’eradicazione del batterio “non è più possibile”: in questo caso, gli abbattimenti saranno evitati e spetterà all’Italia indicare le misure più opportune.

Ma, si diceva, c’è anche dell’altro. Innanzitutto, il divieto assoluto di impianto di tutte le specie ospiti di Xylella fastidiosa, “adottato per la prima volta in maniera così restrittiva”, come scritto dall’Osservatorio fitosanitario barese nelle osservazioni inviate a Bruxelles. Poi, c’è la conferma del blocco totale alla commercializzazione delle specie sotto accusa. E nel calderone continua ad esserci la vite: nessuna deroga concessa, nonostante il ceppo del batterio isolato qui non le attacchi.

Non è esclusa, a questo punto, la via di un possibile ricorso della Regione, per “violazione del principio di proporzionalità, sia quanto alla omessa valutazione e ponderazione dei diversi interessi coinvolti sia quanto alla inidoneità dei mezzi adottati rispetto al fine prefissato”.

 

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