La Regione si ostina a non risarcire gli esami ai malati di cancro, pignorate le somme dell’Aci

BARI-  Per l’ennesima volta, nonostante 12 processi vinti in primo grado e due in secondo grado, la Regione Puglia non paga i malati di cancro che furono costretti a pagare gli esami con la Pet/Tac e continua a opporsi. Così l’avvocato Massimo Todisco, che assiste coloro che chiedono il risarcimento, ha chiesto un secondo pignoramento, dopo quello concesso presso il Banco di Napoli sul conto dell’ente regionale, il giudice ne ha concesso un altro, presso l’Aci, per bloccare le somme che vengono riscosse per conto della Regione, quelle relative al bollo auto. Il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Lecce ha ordinato all’Aci di pagare quelle somme anziché trasferirle a Bari. Tutti i pazienti che hanno vinto i processi per il risarcimento delle somme versate per l’esame, più le spese processuali, erano ammalati di cancro.

13 processi per diversi pazienti: 12 vinti in primo grado, ma la Regione ha fatto appello per tutt’e dodici. Il 13 esimo è ancora pendente. In appello i giudici hanno già dato ragione ai pazienti per due volte e ora dovranno esprimersi sugli altri dieci processi in corso. La Regione, però, si accanisce e non molla. “E’ una scelta puramente politica – spiega l’avvocato Todisco – perché non vogliono far passare i principio che in caso di malattia grave e di esame urgente, l’esame dev’essere pagato dalla Regione, nel caso non sia disponibile una struttura nelle vicinanze”. Il regolamento numero 4 del 2009 prevedeva due Pet in Provincia di Lecce: una privata e una pubblica, invece all’epoca dei fatti, dal gennaio 2011 a settembre 2012, il territorio leccese era scoperto: l’unica Pet era quella di Calabrese, ma bisognava pagare.

I pazienti malati di cancro non potevano attendere e furono costretti a sborsare i soldi per gli esami. Poi, da settembre 2012, è stato assegnato un budget periodico, che però non è sufficiente a coprire tutte le richieste. La situazione è migliorata con l’arrivo della Pet pubblica nel marzo 2014, a 5 anni dal regolamento emanato dalla Regione. Per i giudici di primo e secondo grado quei pazienti hanno diritto a essere risarciti, ma i funzionari regionali hanno deciso di resistere fino alla fine, con il risultato di far lievitare le spese sempre di più, nella speranza che qualche giudice possa invertire la tendenza

 

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