I sindacati pronti alla battaglia: “Trenitalia lasci a Lecce i 35 milioni previsti per il polo Lecce-Surbo”

SURBO- “Se vogliamo valorizzare il Salento attraverso le infrastrutture, Trenitalia è sulla strada sbagliata“. Il grido d’allarme dei sindacati è sempre più forte. Il segretario Cgil, Salvatore Arnesano, adesso prova rabbia per non essere stato ascoltato a dicembre: “Avevamo chiesto al prefetto un incontro il 19 dicembre per affrontare questa problematica: volevamo assicurarci i 35 milioni per il polo Lecce – Surbo, ma si continua a sottovalutare la perdita di finanziamenti e di posti di lavoro. Una quota consistente la spostano al nord: noi chiedevamo lavoro qualificato sullo scalo di Surbo”. I sindacati provinciali si attiveranno, nelle prossime ore, con le segreterie nazionali per cercare un incontro con chi ha deciso di fare un passo indietro. Politica e mondo sindacale studiano una strategia di moral suasion presso Trenitalia, ma è necessaria fermezza da parte del governo. “Serve un tavolo ad hoc su questa problematica: avevamo sentore di questo schiaffo al sud già a metà gennaio – spiega Arnesano – 35 milioni avrebbero fatto lavorare l’indotto e avrebbero permesso la valorizzazione dello scalo di Surbo”.

Il rischio è di fare la fine di Taranto, che è stato accorpato a Bari. Con i 35 milioni promessi da Trenitalia l’impianto di Surbo avrebbe provveduto alla manutenzione completa del nuovo materiale rotabile dei Frecciabianca che da Lecce viaggiano verso il Nord (Milano, Torino, Venezia): il polo Lecce – Surbo si sarebbe occupato di carrozze e locomotori, quindi, della manutenzione dell’intero treno. Sarebbe stata una vera manna dal cielo per tutto l’indotto, in un momento così critico per l’economia salentina. “Noi avevamo già lanciato l’allarme a gennaio- spiega con amarezza Antonio Nicolì, segretario provinciale della Cisl – Ora questa ipotesi è diventata reale. Il nostro appello fatto alla politica è caduto nel vuoto. Il territorio deve mobilitarsi. Il settore ferroviario ha già incassato il danno dell’Omfesa. Se non valorizziamo il settore manutenzione del materiale rotabile, con le competenze e le professionalità che abbiamo, rischiamo di farlo fuori”.

 

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