Ulivi, il monito di Xiloyannis: “Metodo pugliese sbagliato, serve approccio multidisciplinare”

SANNICOLA- “Dove sono i batteriologi? Dove i fisiologi? Gli epidemiologi?”. E’ una critica al metodo utilizzato dalla Regione e da chi gestisce la ricerca sull’emergenza Xylella quella che arriva da Sannicola, durante l’incontro “Quali orientamenti per una olivicoltura sostenibile e tollerante alle malattie?”, organizzato dal Csv, Forum del terzo settore, Spazi Popolari e Comune. A farla è “un’altra campana” della scienza, com’è stato definito, Cristos Xiloyannis, ordinario di Coltivazioni arboree dell’Università di Basilicata, lì presente assieme al collega Nicola Iacobellis, docente di patologia vegetale nello stesso ateneo.

“Con una malattia del genere si deve imparare a convivere”, dice il docente greco, vent’anni di esperienza in Puglia prima di approdare in Lucania, un nome tra i più apprezzati nel campo della gestione agricola sostenibile. Non condivide l’approccio usato nella gestione della ricerca delle cause e soprattutto della lotta alla moria degli alberi: “l’esperienza in tutte le altre parti del mondo – afferma – ci conferma che di fronte a batteri come Xylella l’eradicazione delle piante è inutile”. Cita l’esempio della malattia dei kiwi, nel Lazio: dopo aver espiantato mille ettari di alberi, ci si è fermati, perché si è capito che era tutto superfluo.

“Si devono rafforzare le difese delle piante”, continua Xiloyannis. Come? In primis tornando a nutrire il terreno, poi implementando le buone pratiche, come la rimonda, annuale e con piccoli tagli, perché l’ulivo ha bisogno di luce in ogni sua parte.

“E’ vero – ha aggiunto Iacobellis – l’eradicazione, come si dice, può limitare la presenza del patogeno, ma qui c’è un aggravante, vale a dire la presenza di centinaia di specie compatibili e il quadro è più complesso. Si deve ragionare per ottenere il minimo danno nella migliore convivenza con il problema”.

 

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