Tap, il Sindaco di S. Pietro Vernotico: “Se i giochi non sono chiusi, parola al referendum”

ROMA- Per il sindaco di Melendugno l’incontro si è risolto in un nulla di fatto; per quello di S. Pietro Vernotico, per la prima volta convocato al tavolo, invece, è stato importante per chiarire la propria posizione e “per mettere ministeri e Tap di fronte alla domanda madre: ma c’è ancora tempo per valutare altri approdi del gasdotto, sì o no? Se la risposta è sì, io indirò un referendum”.
È durato tutta la mattinata il nuovo incontro romano, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, convocato proprio per discutere di eventuali approdi alternativi alla costa di San Foca del gasdotto che dovrebbe trasportare il gas dall’Azerbaijan all’Europa. I sindaci invitati, oltre a quelli di Melendugno, Marco Potì, e di San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo, quelli di Brindisi, Mimmo Consales, di Torchiarolo, Giovanni Del Coco, e di Otranto, Luciano Cariddi. Quest’ultimo, ribadendo il suo NO poiché a Otranto è già stato approvato il gasdotto Poseidon, ha anche sottolineato che due gasdotti, due megacantieri nel giro di 20 km sono troppi.

Brindisi e Torchiarolo, che avevano rispettivamente detto no a Tap con due deliberazioni di consiglio comunale di dicembre 2013 e di ottobre 2014, hanno ribadito le loro posizioni, sottolineando il “no categorico”.

Dunque l’unica apertura, l’unico “nì”, è quello del sindaco di San Pietro. Rizzo non ha pregiudiziali negative, né positive. “Noi non abbiamo adottato alcuna deliberazione perché non conoscevamo il progetto. Bisogna avere cognizione di quello di cui parliamo, conoscere gli eventuali danni ambientali e le eventuali compensazioni. Io vorrei interfacciarmi con i miei cittadini. Lo farei con un referendum e, se dicessero di no, andrei a Roma a comunicare che San Pietro Vernotico non vuole il gasdotto. Ma -ripete- i min e Tap devono dire se sono disposti a valutare un progetto alternativo o no. Se i tempi sono scaduti, è inutile parlarne”.

Tanto si è invece parlato della direttiva Seveso, la direttiva europea sugli stabilimenti industriali a rischio. L’11 marzo il Tar Lazio discuterà il ricorso presentato da Tap dopo che la Regione aveva chiesto l’assoggettabilità dell’opera alla direttiva.

 

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