Omicidio Sarah Scazzi, al processo le intercettazioni e le dichiarazioni di Cosima Serrano

AVETRANA- «Però papà perché non lo hai detto subito?Perchè lo hai fatto?». Queste le parole di Sabrina Misseri appena saputo della confessione del padre ai carabinieri, quando la sera tra il 6 il 7 ottobre del 2010 portò gli investigatori nel luogo in cui era stato gettato il corpo di Sarah Scazzi.

 

E poi in un’altra intercettazione si percepisce lo sconcerto di Sabrina, la sua paura nella possibilità che qualcuno volesse incastrare suo padre Michele. «E come caspita è? C’eravamo noi testimoni che l’abbiamo visto fare su e giù».La si sente piangere, come se fosse incredula a tutto ciò.  Le intercettazioni  rese pubbliche dall’Ansa e  le dichiarazioni spontanee di Cosima Serrano, annunciate già qualche settimana fa dai suoi legali, saranno al centro dell’udienza  del processo di secondo grado, dinanzi alla Corte di Assise di appello di Taranto, per l’omicidio della  quindicenne di Avetrana strangolata e gettata in un pozzo-cisterna il 26 agosto 2010.

Per il delitto, nonché per sequestro di persona e per soppressione di cadavere, Cosima Serrano, zia di Sarah, è stata condannata in primo grado (20 aprile 2013) all’ergastolo insieme alla figlia Sabrina Misseri (identiche imputazioni). Le due donne sono detenute nella stessa cella del carcere di Taranto. Per concorso in soppressione di cadavere il marito di Cosima e padre di Sabrina, l’agricoltore Michele Misseri, è stato condannato in primo grado ad otto anni di reclusione.

 

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