“L’obbligo di usare pesticidi ci distruggerà”, a rischio l’attività di 100 apicoltori

QuattroStelle

LECCE- Le arnie sono al loro posto, in fila, sotto la pioggia, nel bosco alla periferia di Lecce. Fra qualche mese, saranno destinate ad essere cancellate. Queste come quelle di altri cento apicoltori leccesi. Un intero settore prossimo alla scomparsa.

Un’esagerazione? Niente affatto: la determina con cui, il 6 febbraio scorso, la Regione Puglia ha varato il piano di azione con le misure per contenere il “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” prevede, a partire da maggio, interventi chimici obbligatori, da ripetere a più riprese fino a dicembre, non solo sugli ulivi, ma anche su alberi da frutto e ornamentali, oltre a “interventi con prodotti insetticidi a spot su macchia mediterranea residuale, muretti a secco, superfici abbandonate purché verdi e quindi attrattive per i vettori”. E se questo, come noto, comporterà il rischio di far saltare mille certificazioni biologiche, come effetto collaterale avrà anche quello di cassare un intero comparto leccese, l’apicoltura.

Daniele Greco governa le api da 25 anni, è a capo dell’associazione regionale apicoltori pugliesi e nella provincia di Lecce rappresenta oltre la metà dei produttori. Un settore che fattura tra i 3 e i 5 milioni di euro all’anno e che ha già avuto una battuta d’arresto nel 2009, proprio dopo l’introduzione dell’uso di particolari fitofarmaci usati per la mosca dell’olivo. Greco richiama una legge regionale recentissima (la n.45 del 2014) che fa divieto di uso di trattamenti sulle piante in fioritura. Tutto scavalcato.

Non è però solo un problema economico, sia chiaro. Le api sono gli indicatori ambientali per eccellenza e gli insetti da cui dipende l’impollinazione di alberi da frutto e piante spontanee. La loro scomparsa avrebbe ripercussioni pesanti sul mantenimento della biodiversità, oltre che sulla fruttificazione delle piante da reddito. Non è un caso che sia stata proprio l’ Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, nel suo ultimo rapporto sul “caso Xylella”, a ribadire che «l’uso intensivo di trattamenti insetticidi per limitare la trasmissione della malattia e il controllo degli insetti vettori può avere conseguenze dirette e indirette per l’ambiente, modificando intere catene alimentari con conseguenze a cascata. Per esempio, l’impatto indiretto dei pesticidi sull’impollinazione è attualmente una questione di grave preoccupazione. In più, un trattamento insetticida su larga scala costituisce rischi per la salute umana e animale».

Tiziana Colluto

 

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