Armi rubate in caserma e destinate alla Scu: presi in 3. Il basista è un impiegato civile della Forestale

LECCE- Il basista era un impiegato civile del Corpo Forestale dello Stato: è lui, secondo le indagini, che ha dato ai ladri di armi le informazioni precise per rubare le pistole mitragliatrici dalla Caserma della forestale di San Cataldo. Armi potenti e destinate alla Scu.
Tre persone sono state arrestate dai Carabinieri del reparto Operativo e del Nucleo investigativo di Lecce. Ma l’impulso alle indagini lo ha dato un carabiniere fuori dal servizio, originario di Roh (Milano), in vacanza nel Salento. La sera del 13 luglio scorso notò una Fiat Panda sospetta, che passava ripetutamente nei pressi della caserma del corpo forestale della marina leccese di San Cataldo. Il militare annotò il numero di targa. Quando, il giorno dopo, seppe del furto, allertò i colleghi leccesi.

L’auto era intestata alla compagna di Antonio Boris Arcati, 34enne di Leverano. E da lì sono partite le intercettazioni. Le conversazioni erano tra Arcati, Angelo Buccarella, 44enne di Porto Cesareo ed Ermanno Bianco, 41enne di Porto Cesareo. Quest’ultimo è l’impiegato civile della forestale di San Cataldo. Le loro parole non lasciavano spazio ad equivoci: parlavano delle armi e della possibile vendita al clan Tornese di Monteroni.

La notte del furto, Arcati lasciò le sue impronte, digitali e palmari, su quello che toccò. Con la fiamma ossidrica forò esattamente il ripiano dell’armadio blindato su cui erano posate le armi: due pistole mitragliatrici M12, una pistola a tamburo, cartucce e distintivi della forestale (questi ultimi ritrovati in campagna, a Porto Cesareo pochi giorni dopo). Il 9 agosto, in casa di Arcati, furono trovati attrezzi atti allo scasso ed una fiamma ossidrica. I tre sono finiti in carcere, ma delle armi ancora non c’è traccia. Potrebbero già essere state vendute alla criminalità organizzata, ma di certo non sono ancora state utilizzate.

 

E’ bastato annotare un numero di targa per fermare chi voleva “armare” la criminalità organizzata. “Ogni cittadino può, in questo modo, collaborare con le forza dell’ordine”. Lo ha detto il procuratore Cataldo Motta:

 

 

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