Tagli alle Regioni Vendola a piedi uniti sul Pd: “Dove sono Emiliano e Minervini”

BARI- Con uno, Michele Emiliano, i rapporti sono sempre stati altalentanti, tra frecciate al veleno e ramoscelli d’ulivo; con l’altro, Guglielmo Minervini, ha un’intesa mai messa in discussione dall’appartenenza a partiti diversi, non fosse altro che l’assessore regionale è considerato il teorico del “vendolismo”. Nonostante i rapporti da sempre idilliaci con Minervini, il governatore smette i panni istituzionali e lancia strali contro i due esponenti di scuderia PD. Del resto siamo a un mese dalla fatidica scadenza delle primarie del centrosinistra, il 30 novembre prossimo, e Vendola non si lascia sfuggire l’occasione mettere sul banco degli imputati l’impianto della legge di stabilità firmata Matteo Renzi, per indossare gli abiti dell’uomo di parte, del timoniere di SEL che tira la volata al candidato con carta di identità estranea alla sinistra radicale, quel Dario Stefano su cui Vendola punta per intercettare consensi ben oltre il perimetro di SEL, per incunearsi nel campo di Michele Emiliano e tentare di strappargli quanti più voti tra i malpancisti in conflitto con l’ex sindaco di Bari.

“Possibile – si chiede il presidente della Regione – che Emiliano e Minervini non abbiano da dedicare un po’ di attenzione a una manovra che alla Puglia costerà 400 milioni e si ripercuoterà sugli ospedali?”.

Il leader di SEL attacca duramente i tagli imposti dal premier alle regioni – scelta politica che Renzi rivendica a pieno titolo puntando il dito contro gli sprechi degli enti – ed è convinto il governatore che l’impianto della legge di stabilità possa compromettere l’unità del centrosinistra come se non bastassero gli scossoni delle ultime settimane su mercato del lavoro e articolo 18 (a proposito dei quali, tuona, tra l’altro “Sto con la Cgil senza se e senza ma”).

“Le regioni collasseranno – è il grido d’allarme di Vendola – siamo al rischio tracollo del welfare. Con l’alibi di colpire gli sprechi – rincara la dose – si finisce per affossare i diritti dei cittadini”. Per il numero uno di Sinistra Ecologia e Libertà, le regioni sono condannate se la legge di stabilità non subirà mutamenti profondi e cita la Lombardia per far capire la consistenza del rischio: “la giunta di Martoni ha tagliato un miliardo di euro, sulla sanità si è abbattuta la scure per 750 milioni, e sono stati prosciugati i finanziamenti a beneficio del trasporto pubblico”.

Ed entra nel merito del pericolo che a suo avviso correrebbe la Puglia: “Nel 2015 salteremmo per aria. Dovremo colpire pesantemente gli ospedali, licenziare i lavoratori che operano nel settore del trasporto pubblico locale, perché – continua Venbdola – non saremo in condizione di rinnovare i contratti con i gestori. Non potremo reggere il contributo fitti per le coppie indigenti, né pagare le borse di studio o sostenere i malati affetti da malattie rare”.

Emiliano e Minervini puntino lo sguardo sui 400 milioni di euro a cui la Puglia rischia di dover rinunciare, tuona Vendola, sfoderando la spada dell’uomo di partito che, tra piano regionale e partita nazionale, intende sbarrare la strada al PD formato Leopolda, si chiami Emiliano o Matteo Renzi in persona.

 

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