“Spese sanitarie catastrofiche”: così in Puglia si rinuncia alla salute

LECCE- Spese socio-sanitarie impossibili da far conciliare con i portafogli vuoti e così la Puglia diventa la seconda regione d’Italia in cui i cittadini rinunciano a curarsi per motivi economici. Peggio fa solo la Campania, meglio, invece, le altre realtà del Sud, comprese Calabria e Sicilia.
Sono i dati shock del ‘X Rapporto Sanità’ dell’Università di Tor Vergata di Roma, realizzato dal Crea e presentato alla Camera in queste ore. Fa il punto sulla spesa sanitaria pro capite, che nel Mezzogiorno è fino al 50 per cento più bassa che al Nord. Questione di efficienza? Non solo e non proprio.

I grafici esposti a Roma sono un pugno nello stomaco. Il confronto si fa rispetto agli esiti della valutazione ministeriale sul mantenimento dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza nel 2011: la Puglia, si diceva, è la seconda regione italiana in cui si rinuncia alla salute; situazione “critica”, terza dopo Sicilia e Calabria, per la quota di popolazione che si impoverisce a causa delle spese socio-sanitarie. Non solo: eccessi di rinunce che fanno il paio con le “spese catastrofiche” che devono sobbarcarsi gli stessi cittadini.

È su loro, alla fine, che si scarica il peso vero dei Piani di Rientro: è vero che il disavanzo è “stato ridotto di circa il 75 per cento”, ma la riduzione dei tassi di ospedalizzazione non collima con il potenziamento dei servizi sul territorio. Si rimandano di mese in mese screening, se non sono gratuiti, visite mediche, radiografie. Ci si arrangia come si può: sulla spesa farmaceutica, ad esempio. Aumentano i medicinali di classe A (quindi eleggibili al rimborso pubblico) acquistati direttamente dalle famiglie; i nuovi farmaci, invece, aspettano.

 

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