Cittadella della Giustizia: dopo un anno, selezionate 8 ditte su 20

LECCE- Un anno dopo, qualcosa si muove per la cittadella della giustizia a Lecce. Gli uffici Urbanistica – Lavori Pubblici – Avvocatura di Palazzo Carafa hanno selezionato la short list di 8 possibili soluzioni a fronte delle 20 offerte presentate. Dei progetti salvati, 4 sono localizzati tra la superstrada Lecce- Brindisi ed il carcere, uno nei pressi dell’Ecotekne, uno in zona via Vecchia Carmiano, 2 in direttrice sud, a ridosso della strada Lecce – Maglie. In ogni caso, i terreni individuati risultano in linea con le caratteristiche richieste dall’avviso pubblico: sono in agro di Lecce, prive di vincoli urbanistici, con ampiezza di circa 6/7 ettari, ben collegate con l’interno della città grazie agli assi di penetrazione e con il territorio circostante tramite la tangenziale.

Il prossimo passo sarà la valutazione in seno alla Commissione di Manutenzione della Corte d’Appello di Lecce, dove si discuterà della scelta per il migliore sito possibile tra quelli superstiti. Si cerca di accelerare i tempi per la scelta definitiva e per il successivo bando in project financing: la riforma della giustizia ha già intasato le aule dell’attuale sede in viale De Pietro, dove alcune udienze sono celebrate addirittura negli spazi destinati agli archivi. A breve, è previsto anche il trasferimento in città di tutte le sedi dei giudici di Pace sparsi la provincia. Si rischia, a conti fatti, il collasso.

“Abbiamo perso sin troppo tempo- dice Daniele Montinaro, che per la cittadella è consigliere delegato del Comune di Lecce -. Sono convinto che il problema sia purtroppo molto sottovalutato dalle istituzioni e dalla politica. Non è una questione locale ma di carattere nazionale”.

Peraltro, è stata inserita nella nuova legge finanziaria una disposizione per la quale l’amministrazione comunale non avrà più l’onere del pagamento dei canoni di affitto delle strutture che saranno gestite direttamente dal Ministero, “ciò vorrà dire – spiega Montinaro – meno responsabilità diretta dei Comuni ma certamente non meno interessamento degli stessi in quanto le ricadute sul tessuto urbano della allarmante situazione della carenza di strutture non potranno che essere sempre e comunque dirette alla comunità interessata”.

 

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