Esperti mondiali nel Salento contro la Xylella: ma non proponeteci gli “ulivi transgenici”

LECCE- “Contro la Xylella, sostituire gli ulivi salentini con piante transgeniche, geneticamente modificate”. L’ipotesi è di alcuni esperti brasiliani e -inutile dirlo- ai più non piace affatto. Gli ulivi sono la più grande risorsa del Salento, con le loro specificità uniche.
Ma questa è solo una delle idee venute fuori dal simposio internazionale che ha visto coinvolti 200 ricercatori, provenienti da tutto il mondo, studiando il batterio Xylella fastidiosa, che sta mettendo in ginocchio l’intero comparto olivicolo, con il disseccamento degli ulivi.

Esperti entomologi, agronomi, microbiologi arrivati dal Brasile, dagli Stati Uniti, dal resto d’Italia, ognuno portando il proprio bagaglio di esperienza e lo studio sul campo effettuato, in due giorni, tra gli ulivi della zona più colpita: quella tra Taviano, Alezio, Matino, Gallipoli. E proprio a Gallipoli si sono tirate le somme.

Arrivato dall’Università della Florida, il prof. Dan Hopkins ha proposto il controllo biologico, tramite con l’inserimento di ceppi benigni dello stesso batterio, per contrastare quelli cattivi. La brasiliana Alves de Souza ha avanzato l’ipotesi di utilizzare la n-acetilcisteina, che è un fluidificante ed agisce pressapoco come fa un mucolitico sugli umani, non guarendo ma aggirando il batterio Xylella, che si agglomera lungo i vasi che portano la linfa dalle radici alle foglie. Loro lo utilizzano negli agrumeti sudamericani.

Quello su cui tutti convergono è che a poco servirebbe l’estirpazione di alberi infetti e, soprattutto, sono tutti d’accordo sul fatto che ciò che bisogna combattere è il vettore della malattia, portata da una pianta all’altra dalla “sputacchina” -nome scientifico “Philaenus spumarius”- una sorta di piccola cicala, che si potrebbe debellare con particolari fresature nei periodi in cui l’insetto si riproduce, è in fase di neanide, cioè presente sul terreno in stato giovanile.

“Ma è importante -dice l’agronomo Cristian Casilli- pensare al problema nella sua interezza, affrontarlo per quello che è il complesso rapido del disseccamento dell’ulivo (co.di.ro.)”.

Casilli denuncia “Il silenzio assordante da parte della politica regionale in primis e dei suoi sottoboschi (si riferisce ad alcune associazioni di categoria) Assenze gravissime -dice- soprattutto quella di Vendola, che generano in chi si aspetta risposte e decisioni un grave sentimento di impotenza. Tale sentimento è aggravato dall’unica decisione certa sull’argomento che è quella di creare una fascia tampone (buffer zone) che isoli il Salento dal resto della Regione, come dire: nel Salento ormai la situazione è compromessa cerchiamo di salvare il possibile. Tutto ciò -conclude- è allucinante“.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*