Puzze e ripercussioni sulla salute, sequestrato l’impianto di rifiuti

POGGIARDO-  Un impianto gestito con “modalità errate”, “misure di cautela e prevenzione totalmente disattese”, emissioni di biogas “non consentite”, conseguenze sulla salute accertate. E’ la difficile fotografia che viene fuori dal decreto di sequestro preventivo dell’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo, provvedimento firmato dal gip Alcide Maritati su richiesta del pm Antonio Negro.

Ad apporre i sigilli in mattinata sono stati i carabinieri del Noe di Lecce assieme agli agenti della Polizia Provinciale. Tre gli indagati, tra cui il legale rappresentate della ditta Progetto Ambiente Bacino Lecce 2, Antonio Albanese, oltre al responsabile dell’impianto e al delegato in materia ambientale. 

Al momento non ci sono ripercussioni sul ciclo dei rifiuti, poiché è stata concessa dalla Procura la facoltà d’uso per 15 giorni, il tempo per adeguarsi.

Dopo l’impianto gemello, ma di altra proprietà, ancora sotto chiave a Cavallino per lo stesso motivo, nel mirino, dunque, finisce il biostabilizzatore di località Pastorizze, che fa parte del gruppo Marcegaglia ed è a servizio dei comuni dell’ex Ato Le2, che lì conferiscono i rifiuti solidi urbani. Che ci fossero problemi da anni, legati ai miasmi nauseabondi, era risaputo. Ma nulla è cambiato. Lo ribadisce anche il gip: nonostante fosse nota da tempo l’esistenza di indagini, i responsabili della gestione non hanno posto rimedio.

Le denunce sono state numerose, ribadite da residenti e amministratori di Poggiardo e Giuggianello, raccolte anche dai vigili urbani. Sono stati soprattutto i militari del Nucleo tutela ambiente ad andare a fondo, con sopralluoghi e rilievi fotografici, indagini complesse e complicate anche da un fatto: non è mai stato effettuato alcun monitoraggio autonomo e indipendente per accertare il superamento o meno dei dei limiti di accettabilità dei cattivi odori. L’accertamento è in corso ora, dopo l’affidamento della consulenza tecnica disposta dal pm all’ingegnere Barbara Valenzano dell’Arpa Puglia.

Ecco perché si parla di emissioni potenzialmente pericolose per la salute, anzi, di emissioni che non sarebbero affatto consentite, quelle di biogas, provocate dalla mancata captazione e convogliamento di questa sostanza. E sarebbe stato questo a provocare i disturbi sulla salute dei residenti lì intorno, un lungo elenco che va dalle emicranie alle difficoltà respiratorie.

Le emissioni maleodoranti e i miasmi determinano emicrania, irritazioni congiunturali, epigastralgia, mal di stomaco, difficoltà respiratorie, tosse, nausea, inappetenza, fastidio, disagio, disturbo del sonno, turbamento della tranquillità e della quiete delle persone, costrette, specie d’estate, a sbarrare porte e finestre. Preoccupazione ed allarme circa eventuali danni alla salute.I titolari di ristoranti e locali all’aperto hanno visto diminuire in maniera consistente la clientela

Per il gip, l’utilizzazione di un impianto di questo tipo con modalità errate può determinare e, in effetti, determina la realizzazione di emissioni moleste in atmosfera. Anzi, la gestione dell’impianto provocherebbe emissioni di biogas che non sarebbero consentite e questo perché c’è stata una mancata adozione di accorgimenti diretti ad assicurare la corretta captazione e il razionale convogliamento di notevoli quantitativi di biogas.

 

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