Esami fuori budget, Narracci: “Create allarmismo”. Allarmati sono i pazienti

LECCE- Il direttore sanitario della Asl di Lecce invita a non diffondere messaggi allarmistici, ma ad essere allarmati sono i pazienti in lista per un esame diagnostico prenotato al CUP e che, al momento, non ha la copertura finanziaria per essere eseguito gratuitamente. Parliamo del taglio del 30% sul budget alle strutture private accreditate di diagnostica per immagini, di Lecce e provincia.
In un servizio abbiamo spiegato il meccanismo che ha portato alla situazione attuale: la Asl mette a disposizione un budget agli studi privati accreditati. Succede annualmente e intendiamo in un anno solare: si hanno, cioè, tot soldi, da gennaio a dicembre di ogni anno, che servono a pagare gli esami in convenzione, che quindi per il paziente sono gratuiti.

Però questo contratto sottoscritto da Asl e studio radiologico è stato firmato a luglio e i nuovi tetti 2014, retroattivamente, dividono il budget in rapporto alla tipologia delle prestazioni. Ed è allora che i titolari dei centri privati -tutti tranne due- hanno dovuto fare i conti con i tagli. Nella maggior parte dei casi, il budget, è quasi interamente utilizzato per soddisfare le richieste di centinaia di pazienti.  A fine agosto, il tetto era già bello che sforato.

Migliaia di salentini sono in lista d’attesa per eseguire gratuitamente esami -radiografie, ecografie, tac, mammografie- ma alcuni studi privati che hanno già sforato il tetto, ne hanno già chiesto la cancellazione. È il caso di Giulio Ferrieri Caputi, amministratore di uno studio radiologico e coordinatore regionale di Confindustria per le strutture ambulatoriali.

Diversa sembra essere la situazione nelle altre Asl salentine: a Brindisi e Taranto, dove pure ci sono stati i medesimi tagli, la comunicazione è arrivata per tempo e così la programmazione degli esami in convenzione è stata dilazionata secondo un calendario che ha permesso di non sforare il tetto di spesa.

Ecco perchè a Taranto e Brindisi nè stampa, nè pazienti, nè tantomeno i titolari degli studi hanno lanciato l’allarme.

 

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