Finisce la latitanza di Rosa Della Corte, era stata in carcere insieme ad Amanda Knox

LECCE-  Rosa e Amanda, la mantide e la ragazza dal volto d’angelo e dalla personalità impenetrabile. Due assassine spietate, secondo i giudici, innocenti, a loro dire. Sia una che l’altra hanno sempre negato di aver commesso il delitto terribile, di cui sono accusate: il fidanzato, per Rosa Della Corte, ucciso a coltellate quando la ragazza aveva solo 18 anni, la sua compagna di casa, Meredith Kercer per Amanda. 

Rosa della corte è tornata in carcere e alle 12,30 di venerdì la sua latitanza è finita. La cattura è avvenuta in una villetta al mare di Tor San Lorenzo, località turistica di Anzio in provincia di Roma. Alla vista dei carabinieri ha finto di non essere italiana, poi si è arresa all’evidenza. I destini delle due ragazze si sono incrociati a perugia, in carcere, dove sono state recluse esattamente nello stesso periodo. Due anni, dal 2007 al 2009, durante i quali le due presunte assassine si sono incontrate e conosciute.

AMANDA

Particolari che sono emersi nel momento in cui gli inquirenti hanno cominciato a scavare nel suo passato per cercare di individuare da questo le sue possibili mosse. Ci sarebbe anche una denuncia a loro carico, per un episodio accaduto in carcere. 

Il mini pool di investigatori, carabinieri di Maglie, Polizia Penitenziaria e Squadra Mobile di Reggio Emilia che le stava alle calcagna in questi giorni ha seguito le tracce lasciate dal suo telefono, intercettando una sim card attivata qualche giorno prima della fuga, intestata ad una persona al di sopra di ogni sospetto, ma comparsa all’improvviso, con frequenza, nel traffico telefonico di un parente di Rosa.

Individuando le celle telefoniche e servendosi della moderna tecnologia i carabinieri, guidati dal Capitano Luigi Scalingi e dal Tenente Rolando Giusti, sono arrivati a lei.  Ad incastrarla un’ultima telefonata nella quale chiedeva al parente di farle una ricarica.

Era in compagnia di un romeno conosciuto da poco e diventato il suo compagno. Lorenzo Trazza, il fidanzato salentino che l’aveva accompagnata nella fuga era ormai un ricordo. Lo aveva sostituito con lo straniero che le offriva ospitalità e che la manteneva. Sola, senza un euro in tasca, aveva bisogno di qualcuno che si occupasse di lei. Contando sulle sue capacità seduttive aveva cominciato una convivenza, secondo i carabinieri di comodo.

Il suo profilo psicologico lo ha tracciato il dottor Secci, a capo della Polizia Penitenziaria di Borgo San Nicola:  scaltra, introversa, poco socievole, Rosa Della Corte tendeva ad isolarsi dalle altre detenute. Un’apparente buona condotta che le aveva fatto guadagnare nel tempo la fiducia dei sorveglianti tanto da essere premiata con dei permessi che le permettevano di tornare dalla madre malata. Una capacità di ammaliare, un volto d’angelo e un fisico da modella che inevitabilmente la accomuna all’americana bionda sulla quale ancora oggi l’Italia si interroga.

 

 

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