“Gli ulivi si curano, non si ammazzano”: al via la controinformazione

LECCE- Inizia un altro percorso, parallelo e diverso, sugli ulivi salentini: quello della controinformazione rispetto alle misure che, in base a quanto annunciato dalla Regione Puglia, il prossimo 27 agosto potrebbero essere ratificate dal ministero dell’Agricoltura, vale a dire eradicazione degli alberi e utilizzo di fitofarmaci nelle aree focolaio e tampone. Dopo il primo incontro delle scorse ore a Castiglione, il 21 agosto, alle ore 19, nella sede della Lilt a Casarano si darà ufficialmente il via alla “mobilitazione popolare a difesa del nostro patrimonio agricUlturale”. La pressione del territorio inizia a farsi sentire. L’avverte anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni, che nella mattinata di domani sarà a Roma per discutere delle ripercussioni sull’embargo russo e a margine incontrerà il ministro Maurizio Martina: “Abbiamo richiesto un altro tipo di intervento che non sia l’eradicazione delle piante – dice – . Dobbiamo discutere di questo. Io sarei ben felice a non procedere con i tagli e con le irrorazioni chimiche, ma la parte scientifica non trova una posizione comune”. 

L’ha trovata, invece, una buona parte della rappresentanza territoriale di associazioni, coltivatori, movimenti che da tempo lavorano sulla difesa dell’ambiente e della salute. Per tutti, in primis la Lilt che ha chiesto assieme ai sindaci – per ora senza risposta – di partecipare a Roma, la parola d’ordine è una sola: “il rimedio non può essere peggiore del danno. È impensabile curare gli alberi bombardandoli di chimica, che ha ripercussioni serie sugli uomini, o rinunciando ai nostri ulivi per far posto a quelli coniati in laboratorio e Xylella resistenti”, come la sperimentazione portata avanti, senza mistero, dalla multinazionale Monsanto. È un’idea a cui non si vuole cedere.

Tra l’altro, le pratiche naturali portate avanti a Parabita dall’associazione Spazi Popolari documentano come un’altra strada sia esplorabile. I tentativi vanno fatti. E ora anche la Regione apre qualche spiraglio: “Spero che il ministero voglia invitare anche la rappresentanza territoriale. Siamo preoccupati – continua Nardoni – per l’ipotesi espianto. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di agire con altro sistema. Per questo cerchiamo sponda a Roma, perchè a Bruxelles ci si possa presentare coesi”. Agli inizi di ottobre, gli inviati della Commissione Europea saranno di nuovo nel Salento per verificare come e se si stanno applicando le decisioni prese. Se non si provvederà con gli abbattimenti, s’incorrerà in un’infrazione comunitaria. Ma questa è scelta politica.

 

 

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