Due casi di Anisakis: le regole per mangiare pesce crudo senza pericoli

LECCE- Aumentano i casi di persone infettate dall’Anisakis. L’allarme arriva dallo sportello dei diritti.  L’ “Anisakis” è il temibile parassita responsabile di un’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata dall’ingestione di pesce crudo o non sufficientemente cotto contenenti le larve di Anisakis simplex.

Nei giorni scorsi, alcuni operatori sanitari hanno segnalato due casi clinici di contaminazione, che vedrebbero coinvolti due coniugi della Provincia di Lecce, in particolare del comune di Martano, che si erano presentati presso la struttura sanitaria del loro paese con i sintomi tipici quali dolori addominali violenti, correlati a nausea e vomito, ed a seguito delle specifiche analisi cliniche si é appurata la natura dell’infezione. Il problema é che, ci evidenziano gli stessi sanitari, che non si tratterebbe di casi isolati, ma di una sorta di manifestazione della recrudescenza della patologia determinata dal fatto che sempre più persone sono solite mangiare prodotti ittici non cotti.

Ma non bisogna assolutamente demonizzare i ristoranti che servono pesce crudo. L’importante è che vengano osservate, in casa e fuori, delle precise raccomandazioni diffuse dall’EFSA -European Food Safety Authority: congelamento a -15°C per non meno di 96 ore oppure a -20°C per 24 ore. Cottura a 60°C al cuore del prodotto per almeno un minuto (il che significa max 5 minuti per le alici e almeno 30 minuti per un filetto di tonno).

 

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