Primarie centrosinistra, ecco le regole. Stallo Berlusconi-Fitto

BARI- Dopo la data, ecco le regole. Il tavolo del centrosinistra regionale ha partorito le modalità di partecipazione e di svolgimento delle primarie che, il 30 novembre prossimo, incoroneranno il candidato destinato a sfidare il prescelto del campo moderato per assicurarsi la Presidenza della Regione. 

Gli ingredienti della partita che a oggi vede favorito dai pronostici Michele Emiliano, ma gli avversari interni al partito che coltivano ambizioni di candidatura lavorano perché il percorso delle primarie non sia una formalità dall’esito scontato, sono nero su bianco: per poter scendere in campo occorreranno 9.250 firme che potranno essere raccolte dal 27 settembre al 27 ottobre.

Le consultazioni saranno a turno unico, a dispetto di quanto chiedeva SEL, favorevole a una doppia tornata per scongiurare il rischio che la base di consenso del candidato designato sia troppo limitata. Potranno recarsi a votare tutti gli elettori pugliesi di centrosinistra, con la possibilità di partecipare allargata anche ai minorenni di 16 e 17 anni, agli studenti iscritti ad atenei della regione e a cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari a patto che si registrino.

Si entra quindi nel vivo della contesa dei nomi pronti ad animare la competizione: l’unica certezza, si sa, è costituita da tempo da Emiliano che attende al varco il candidato in quota SEL e, soprattutto, i competitor espressione dello stesso Partito democratico. Se nell’area vendoliana appare ormai una formalità l’investitura di Dario Stefano con l’ufficializzazione del passo indietro del governatore in sella, tra i democratici i motori dei possibili sfidanti sono caldi: le ipotesi più accreditate restano quelle di Sergio Blasi e Guglielmo Minervini, con i dubbi della neo europarlamentare Elena Gentile che potrebbe essere tentata dalla sfida in nome dello stesso obiettivo potenziale dell’ex segretario regionale del PD e dell’attuale assessore della giunta Vendola: coagulare i dubbi nei confronti della candidatura in pompa magna di Emiliano, perché il partito non si trasformi – come afferma più di qualcuno nei corridoi democratici – nel comitato elettorale del segretario regionale.

Oltre i confini del perimetro progressista, tutto tace in casa Nuovo centrodestra dove si attende il vertice nazionale del 26 luglio per decidere se sostenere il candidato di centrosinistra replicando su scala regionale lo schema di gioco delle larghe intese romane sull’asse Renzi – Alfano o al contrario tornare nell’alveo naturale della coalizione moderata.

Di certo gli alfaniani continuano a guardare con interesse all’esito del braccio di ferro, a temperatura altalenante, tra Silvio Berlusconi e Raffele Fitto, dopo i diktat lanciati dall’ex presidente del Consiglio: “O con me, nel segno della fedeltà assoluta al patto con Renzi o si è fuori dal partito”. L’europarlamentare magliese tace dopo la sveglia lanciata con la lettera indirizzata a Berlusconi nella quale invitava a non farsi irretire dal premier, per non precipitare nella subalternità.

La volontà di cambiare passo senza spaccare il partito è confermata dal senatore Francesco Bruni che ribadisce la richiesta di primarie sempre e a tutti i livelli. “Se è vero che siamo un partito diverso dal PD, è altrettanto evidente – sottolinea l’esponente salentino – che il PDL-Forza Italia ha già sperimentato sul territorio le primarie con ottimi esiti. E’ Renzi a ricordarci la validità dello strumento: perché il primo ministro non si è rafforzato con il 40 per cento delle europee, ma già a partire dalle primarie perse con un risultato lusinghiero contro Bersani. Continueremo a chiedere un cambio di passo dentro Forza Italia rivendicando l’opportunità del dialogo, del confronto sempre costruttivo. Non siamo dissidenti – chiude Bruni lanciando frecciate verso il nuovo centrodestra – i traditori sono coloro che hanno abbandonato il partito per mantenere rendite di posizione”

 

 

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