Tavolo centrodestra: Schittulli unica certezza. Attesa Ncd

LECCE-  C’è ancora nebbia, fitta, nei cieli del centrodestra in vista delle regionali del marzo prossimo. Se Partito democratico e SEL scaldano il clima in casa progressista non trascurando di definire il percorso che porterà all’incoronazione del candidato di centrosinistra, con Michele Emiliano a oggi lanciatissimo verso il traguardo, sul versante moderato sono ancora troppe le variabili che pesano sulla composizione della coalizione e sui nomi pronti a misurarsi con le primarie.

Il nuovo tavolo barese del centrodestra non scioglie i dubbi con l’unica certezza che continua a essere rappresentata dalla disponibilità in chiave primarie manifestata del presidente uscente della provincia di Bari, Schittulli; e qui il quadro potrebbe complicarsi. Perché il numero uno della Lega italiana per la lotta ai tumori ha fissato da tempo i paletti in virtù dei quali confermerà o meno la possibilità di giocarsi la candidatura sul ring delle primarie: regole chiare e TUTTE le forze moderate a sostegno, a partire da quel nuovo centrodestra la cui collocazione accanto ad azzurri, Fratelli d’Italia e soci non è scontata.

Elementi di vertice degli alfaniani continuano a ribadire che non sussistono le condizioni per puntellare il centrosinistra di Emiliano o del portabandiera che guiderà la squadra progressista, ma la posizione ufficiale è legata all’esito del tavolo nazionale che si terrà il 26 luglio. Sarà allora che gli alfaniani delibereranno se confermare quella che da molti è considerata la collocazione naturale tra i moderati, al netto delle tensioni con Forza Italia, o se al contrario decideranno di rispolverare in chiave territoriale lo schema delle larghe intese che a Roma tiene insieme Renzi e l’ex delfino di Silvio Berlusconi, Angelino Alfano.

Francesco Schittulli prosegue l’attività di tessitura della rete di contatti anche e soprattutto nel Salento, con il sindaco di Lecce Paolo Perrone sempre più lontano dalla gara per la conquista della Regione; resistenze legate soprattutto all’impossibilità di candidarsi restando alla guida di Palazzo Carafa, con un fattore di rischio troppo alto nella stagione in cui Renzi sembra poter trainare verso la vittoria tutti gli uomini di scuderia PD.

La partita sul territorio non è resa più agevole dalle troppe tensioni che agitano Forza Italia sul piano nazionale: non è facile indicare la rotta se le prossime scadenze giudiziarie minano ulteriormente la tranquillità di Silvio Berlusconi; se la battaglia per primarie sempre e a tutti i livelli vedono contrapporsi due pezzi da novanta come Raffale Fitto e Giovanni Toti; se il nodo delle riforme renziane e del Senato elettivo in particolare dividono il partito; se bisogna rimettere mano al portafogli per ossigebrae casse in sofferenza.

 

 

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