Febbre da gioco, la mappa dei Comuni a rischio

LECCE-  Sempre più febbre da gioco e sempre più negli stessi luoghi. Nel Salento, la geografia dell’azzardo è ben precisa: ad essere più colpito è il nord della provincia, con in testa il comune capoluogo; poi la fascia ionica, ed in particolare i comuni di Porto Cesareo, Nardò, Gallipoli, Taviano; così anche alcuni comuni levantini: Diso, Poggiardo, Muro Leccese, Melpignano.

Impensabili, questi ultimi, poiché, a conti fatti, non rientrano nelle classiche aree più esposte, dove la concentrazione dell’offerta è maggiore, come lo è, appunto a Lecce, che conta 489 impianti, Nardò (169), Galatina (133) e Gallipoli (123). La mappa del rischio è stata elaborata dall’Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Lecce, in collaborazione con SERT e ASL, sulla base dei dati reperiti dai punti vendita, dalla superficie dei singoli Comuni e dalla popolazione dai 14 anni in poi.

E’ in questa cartina che rimangono impigliate sempre di più le persone più fragili: “Il giocatore salentino ha in media 45 anni, e’ disoccupato. Sono in aumento le donne, ma spendono meno e chiedono aiuto prima”. 111 sono le persone in cura al Sert nel Leccese su 571 in tutta la Puglia. L’identikit è stato tracciato dalla sociologa Antonella Nicolì per il Centro Servizi Volontariato Salento, che in questi giorni sta organizzando incontri specifici sul territorio.

“Un dato in controtendenza rispetto a quello nazionale – spiega Nicolì – sta nel fatto che tra i giochi favoriti in assoluto dai salentini ci sono le famose macchinette, che sino a diverso tempo fa si trovavano esclusivamente all’interno delle case da gioco, mentre la loro presenza oggi si può riscontrare in moltissimi luoghi pubblici. A seguire, ci sono il lotto e superenalotto insieme al gratta e vinci istantaneo. Non di meno sono le scommesse sportive insieme alle carte come il poker texano. Il bar/tabacchi è il luogo prescelto, anche se non è da sottovalutare il fatto che in molti giocano a casa propria o di amici”.

Ci sono, poi, le dipendenze collaterali: il 6 per certo di chi gioca tende a tenere nascosta l’entità del proprio coinvolgimento e sempre più spesso aumenta l’abitudine a fare uso di bevande alcoliche. Si conferma anche il cliché della sigaretta in bocca al giocatore accanito. Ad essere ingurgitate sono sempre più le speranze dei precari. Sono soprattutto gli uomini a finire nella gabbia, ma le donne continuano a fare un balzo in avanti: over 45 e con licenzia media, sempre più ammaliate dal gioco “a portata di mano”. Fattore, questo, da cui ripartire in chiave prevenzione, sempre che lo consenta il grande business che c’è dietro a tutto questo in Italia: 80 miliardi di euro, 16 volte il business annuo di Las Vegas, pari a sei o sette manovre finanziarie.

 

 

 

 

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